Cosa ti racconta un albero?

giovedì 29 novembre 2012

Intervista a Valido Capodarca -cercatore di alberi-



Ho conosciuto Valido Capodarca, uno dei primissimi cercatori di alberi monumentali in Italia, da un'intervista che lessi in gennaio nel sito di Tiziano Fratus. Ricordo che mi colpì la sua storia e alcune sue risposte m’incuriosirono, mi ripromisi di scrivergli per conoscerlo,e poco tempo fa, avendolo "trovato" iscritto nel nostro gruppo fb, l'ho fatto e ho avuto l'opportunità di fargli qualche domanda.Valido non solo è stato così gentile da rispondere alle mie domande e alle mie richieste, ma mi ha fatto dono (dono graditissimo e ora l'ho qui davanti a me) di uno dei suoi preziosi libri "Alberi monumentali del Lazio" ...il figlio disgraziato come lo chiama lui stesso e leggendo l'intervista capirete il perchè.

Valido Capodarca nasce a Porchia, frazione di Montalto Marche, l'otto agosto del 1945. Dopo aver frequentato per cinque anni il Seminario Arcivescovile di Fermo, in seguito il Liceo Classico "Annibal Caro" nella stessa città, ed essersi laureato in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l' Università di Macerata, nel 1970 intraprende la carriera militare quale ufficiale del Corpo Automobilistico dell'Esercito. Nel 1973 viene trasferito a Firenze, dove rimane fino al 31 dicembre 2000 quando, conseguito il grado di Colonnello, viene collocato in quiescenza.
La passione per gli alberi nasce quasi per caso alla fine degli anni settanta, andando a colmare una grave lacuna del nostro patrimonio ambientale che, fino allora, non contemplava nessun elenco o censimento degli esemplari di alberi cosiddetti “monumentali”, ritenuti cioè, per un motivo o per un altro, di grande valore sia naturalistico che culturale.
Racconta Valido che  nel giugno del 1979 durante un’esercitazione con carri armati, vide un carro che avanzando schiacciava alcune querce.

“Povere quercette!” esclamò. Un suo collega tenente, ascoltandolo, domandò: “Ma tu conosci gli alberi?” “Come no? Tutti!” rispose, ma, finisce di raccontarmi Valido: "Invece mi accorsi che ne conoscevo pochissimi. Comprai un libro, “Conoscere gli alberi” di G. Voghi e, andando in giro, cercavo di identificare gli alberi che incontravo. Girando per parchi con i mei due bambini, vidi alcuni alberi di eccezionali dimensioni e li fotografai mettendo poi le foto negli album di famiglia. L’origine dei libri risale proprio a quando, una sera, riordinando le foto di famiglia, estrassi le foto di quegli alberi e mi dissi: voglio riempire un album con foto di questi soggetti.
Dapprima fotografai quelli, in Toscana e nelle Marche, che mi ricordavo, poi andai a documentarmi per trovarne altri. Fu così che mi accorsi che allora, 1979, non esisteva assolutamente niente: non un libro, un catalogo, un censimento… nulla di nulla.
Cominciai a girare per parchi e campagne, domandando. Poi cominciai a telefonare alle stazioni forestali il cui personale rispondeva non sulla base di censimenti già fatti, ma delle loro personali conoscenze. Nell’album, a fianco delle foto degli alberi, scrivevo, a macchina: albero, luogo, misure e piccoli aneddoti e curiosità che i vari informatori mi raccontavano.
Presto un solo album non fu più sufficiente e ne feci due, Toscana e Marche, poi neppure questi bastarono e ne feci uno per ogni provincia (nove della Toscana e quattro delle Marche). Gli album erano introdotti da una cartina, dove indicavo, con un numero cerchiato, la posizione di ogni albero.
Alla fine mi accorsi che quello che avevo fatto si poteva tradurre in due libri, uno per ogni regione, di cui ogni album poteva essere un capitolo."
E così, a partire da quegli anni Capodarca ha cominciato a ricercare, fotografare e misurare questi monumenti della natura fino a raccogliere materiale sufficiente per un primo libro (Toscana, cento alberi da salvare – Vallecchi Editore – Firenze – 1983) e a dare di fatto il via a un censimento degli alberi monumentali a livello nazionale e soprattutto a far nascere verso questi esemplari quella coscienza e quella sensibilità che oggi paiono acquisite ma che già pochi anni fa erano poco considerate.
  L'immediato successo del libro porta alla pubblicazione, da parte della stessa Casa Editrice, di analoghe opere sulle Marche (1984) e l'Emilia Romagna (1986).
Continua a raccontare Valido :"nel frattempo però, nel 1982, mentre era in stampa “Toscana…” i miei amici forestali mi comunicavano che il Comando di Roma aveva ordinato loro di censire questi alberi per fare una grande pubblicazione. Mentre si effettuava il censimento, uscivano i miei primi tre libri, dopo i quali il comandante dei forestali emanò una circolare che faceva loro divieto di dare informazioni. Riuscii ancora a pubblicare l’Abruzzo (1988) ma nel 1989 e 1990 uscirono i due libroni della forestale e Vallecchi rinunciò a pubblicare il quinto libro, sul Lazio."
La Casa Editrice Il Vantaggio  pubblica nel 1988, il quarto volume della collana, dedicato all'Abruzzo (rimarrà, invece inedito ancora per anni, il volume dedicato al Lazio). Dal 1989 si assiste alla fioritura, in tutta Italia, di decine di opere sull'argomento, a cura di Regioni, Province ed Enti Pubblici vari .
  Anche per questa ragione, il nostro cercatore di alberi cambia filone, passando a quello storico-memorialistico. Poi su richiesta della Casa Editrice Edifir, di Firenze, nel 2001 Valido torna alla vocazione iniziale, realizzando il I volume della collana "I Patriarchi Verdi", dedicato agli alberi monumentali della provincia di Firenze, patrocinato dal comune di Firenze e, nel 2003, il II volume, dedicato agli alberi monumentali della Toscana e sponsorizzato dalla stessa regione. Prosegue a raccontare Valido :"Di mia iniziativa rifeci quello sulle Marche il quale venne pubblicato da Roberto Scocco nel 2008. Lo stesso Scocco mi pubblicava, nel 2011, dopo aggiornamento integrale, quello sul Lazio, fermo da ventun anni nel cassetto.Ultimo della serie, “Viaggio lungo l’Aso”, pubblicato nel luglio 2012. Con questo, chiudo la mia attività di scrittore, appendendo al chiodo macchina fotografica, rotella metrica e macchina da scrivere."
Noi speriamo invece che anche altre regioni possano beneficiare del suo contributo e quasi leggendomi nel pensiero Valido mi confessa che non ha realizzato un libro degli alberi monumentali dell'Umbria (dove mi trovo ora a vivere) per la mancanza di materiale sufficiente alla realizzazione del libro stesso.
Nell'intervista di T. Fratus mi colpì questa domanda che riporto qui. Chiede Tiziano:
 Ama più fotografare o visitare questi alberi?
Non sono un appassionato di fotografia e non sono nemmeno un buon fotografo. Il piacere è solo quello di visitare l’albero, toccarlo, parlarci… La foto è solo lo strumento con il quale, non potendo sradicare l’albero, lo posso portare ugualmente con me.
Questa la risposta di Valido che mi ha innescato delle riflessioni e altre domande. Riporto qui il nostro scambio di mail.

Oltre al fattore in sé della scoperta dell’albero cosa ti ha spinto a mandarti avanti nella ricerca per tutti questi anni?

Una delle cose che mi riescono meno bene è il dover parlare di un albero vedendolo solo in fotografia o facendomelo raccontare da altri. Con il libro che ti ho mandato, mi è successo cinque o sei volte; come vedi, è scritto con un coautore. Ti racconto brevemente. Il libro era stato da me scritto negli anni 1987-90, e sarebbe dovuto uscire come quinto libro della serie “Alberi da salvare”, ma la pubblicazione dei due ponderosi libri del Corpo Forestale dissuase Vallecchi dal pubblicarlo. Il libro era rimasto in letargo nel cassetto per venti anni (nel corso dei quali avevo pubblicato altri sei libri) quando, a gennaio 2010 il mio amico Eno Santecchia mi disse, trionfante: “Ti ho trovato un editore per quel libro: l’Aracne; abbiamo già l’appuntamento!”. Ti confesso che mi venne di imprecare, perché in fondo al mio libro delle Marche avevo già dichiarato che quello era l’ultimo. Gli risposi: “Tu non sai in quali guai ci hai cacciato! Ma poiché il pasticcio l’hai combinato tu, ora alzi il sedere e mi accompagni!” Non si poteva dare alle stampe un libro fermo da venti anni. Fissato con l’editore in sei mesi il tempo di consegna, partimmo. Venti viaggi, partendo io da Fermo lui da Macerata, alle tre di notte, percorrendo decine di migliaia di chilometri, con la neve, la pioggia, dormendo in alberghi di secondo ordine per risparmiare sulle spese (tutte a nostro carico). Dei sessanta alberi del vecchio libro ne erano già morti diciotto, ma in compenso ne trovammo tanti altri, fino ai centoquarantaquattro del nuovo libro. Il tempo stringeva, tuttavia c’erano alcuni alberi che avrebbero richiesto un giorno intero per ognuno per riuscire a vederli. Per questi mi dovetti affidare alla gentilezza dei miei amici forestali, che sono andati a visitarli, misurarli e fotografarli per me: l’Acero dei Simbruini, il Tiglio di Acquafondata… E’ stato una pena, per me, dire qualcosa su questi alberi, perché nel racconto mancava l’ingrediente più importante: l’emozione del contatto diretto. Non puoi raccontare una persona solo guardandola in foto, ci devi parlare, per conoscere il suo animo.

Che cosa provi quando ti trovi di fronte a un albero monumentale o un albero che ti emoziona per la sua storia, per il suo aspetto e per le sensazioni che ti trasmette? Qual è il primo contatto tra te e l’albero? E come avviene?

Per quanto riguarda il mio comportamento, forse ti deluderò, ma con un albero non mi metto a parlarci, abbracciarlo, carezzarlo, ecc. Mentre lo misuro, lo fotografo e mi faccio raccontare la storia, scruto dentro di me quello che mi suscita: stupore per la sua bellezza, pena per le sue cattive condizioni, indignazione per come lo vedo trattato, gratitudine verso chi lo ama (tutte cose per le quali non basta una foto).
Finito e annotato – rigorosamente su carta, mai su registratore - il racconto del testimone, passo ad un esame dettagliato dell’albero. Ti assicuro che da questo esame viene la parte più corposa del racconto che scriverò, perché una infinità di particolari per i quali chiedo spiegazione, danno la stura a un mare di ricordi che nemmeno il proprietario sapeva di avere: una cicatrice sul tronco (ed ecco il racconto del trattore che aveva fatto una manovra sbagliata), un ramo tagliato, una pianta di vischio, un foro su un ramo…
Ecco, solo a questo punto sento di aver fatto amicizia con la pianta, dopo aver conosciuto la sua vita.
Solo andando via mi lascio andare a una pacca sul tronco e a un saluto, tipo. “Arrivederci bella, conservati sempre così”. Oppure, quando ritorno a trovarlo: “Ciao vecchiaccio, come te la passi?”. E’ stupido, ma mi viene istintivo trattare da femmina un albero con nome femminile (una sequoia, una quercia, una thuja) e da maschio chi ha nome maschile (Cedro, platano, faggio).
Parlare con un albero, per me, non significa dare fiato alle parole. Con l’albero si comunica in silenzio. Ti racconto un episodio che vorrei pubblicare sul tuo blog (aspetta che rintraccio la foto dell’albero al quale mi riferisco). Ero andato con un maresciallo forestale che il suo superiore stesso aveva definito “un po’ strano”, a vedere un cipresso della sua giurisdizione. Quando cercai di farmi raccontare la storia dal suo proprietario, questi non sapeva nulla, avendolo comprato da una decina di anni.
Il maresciallo rimase dieci minuti in silenzio, a guardare la pianta, girandole attorno, guardando l’ambiente che la circondava, esaminando ogni brandello di corteccia, una quantità di particolari cui io stesso non avevo fatto caso. Poi, staccatosi dall’albero e venutomi vicino, cominciò a raccontarmi la storia della pianta, da quando era nata fino a quella mattina stessa, con una dovizia di articolari da far trasecolare. In quei dieci minuti, albero e maresciallo avevano “parlato”, il cipresso con la sua figura, il maresciallo con i suoi occhi, ma si erano detti tutto.

Un’altra cosa che mi ha molto colpito di te è quando dici che hai iniziato a mettere assieme le fotografie degli alberi che avevi raccolto per crearne un album. In genere si fa questo con le foto di famiglia... quindi tu hai fatto entrare gli alberi monumentali nella tua famiglia oltre che nella tua vita. Come ha vissuto la tua famiglia questa passione? L’hanno condivisa con te, ti hanno aiutato? Racconti che portavi i tuoi figli con te, loro come hanno accolto questo tuo amore per gli alberi?

Quando cominciai, nel 1979, Selene aveva sei anni e Walter due. Girando per i parchi di Firenze, nei pochi momenti che la vita militare mi lasciava per godermi la famiglia, avevo fotografato i bambini sopra o accanto (o anche dentro) tre alberi. Una sera, sfogliando gli album, estrassi quelle tre foto e le misi in un album a parte, con l’intento di cercare altri alberi per riempire l’album stesso. Il mio aiutante, nelle ricerche, era quasi sempre il più piccolo. Oggi è stabilito che gli alberi vanno misurati a m. 1,30 da terra. Come dico nella stessa prefazione al primo libro (Toscana) le misure dei fusti si riferiscono a un’altezza di m. 1,20. Allora, forse nessuno aveva mai misurato un albero, se non per calcolare la cubatura quando si vendeva. Per misurare, io facevo tenere fermo il capo della rotella metrica da mio figlio mentre giravo attorno all’albero. Il m. 1,20 era il massimo cui poteva arrivare mio figlio, due anni, stendendo il braccino.
Purtroppo, i miei figli mi hanno seguito solo nei primi tempi e finché giravo per Firenze e dintorni. Quando poi i viaggi si fecero più lunghi, tali da richiedere una permanenza fuori anche per tutto il giorno, non li portai più. Forse per questo la passione non si è trasmessa a loro.


Di sicuro verrebbe da pensare che l’ambiente militare non predisponga a un certo grado di sensibilità, qualcuno ha trovato strana questa tua passione? O l’hanno vista solo dal punto di vista scientifico informativo (ed io non credo che si riduca a questo)?



Per quanto riguarda la sensibilità dei militari, ti dirò che, con l’uscita del primo libro (che poi era il primo libro mai stampato al mondo sui grandi alberi), ero riuscito a fare una classifica delle categorie di persone più o meno predisposte. Come? Guardando in quale percentuale compravano il mio libro. Il mio ragionamento era: in questo libro c’è il meglio del meglio in fatto di alberi, se uno resta indifferente a questo, sarà indifferente a qualsiasi albero. Ebbene, in questa classifica, al primo posto misi i medici, al secondo posto i preti. I militari non stavano messi male, ma quello che mi costernò fu il vedere all’ultimo posto assoluto… sai chi? Gli insegnanti! Il libro restò esposto sei mesi, al centro della vetrina di una libreria davanti alla più grande scuola elementare di Firenze, forse cento insegnanti (ricordo che le sezioni arrivavano alla lettera N o anche più). Nessun insegnante aveva acquistato il libro.

Le persone che ti raccontavano gli aneddoti sugli alberi sono rimaste in rapporti con te? Hai fatto nuove amicizie , vi scambiate notizie degli alberi di cui avete parlato come fossero dei vecchi amici? Quanto hanno contato gli alberi nelle relazioni intrecciate durante la tua vita?

Circa i contatti con le persone, questo sì. Gli alberi mi hanno permesso di creare contatti con un gran numero di persone e alcuni contatti sono durati a lungo. Mi riferisco non ai soli proprietari, ma anche a giornalisti, personaggi televisivi… Soprattutto ho conosciuto un grande numero di nobili, ma questo si spiega con il fatto che molti grandi alberi sono nelle loro antiche ville. Devo riconoscere che, fra tutte le categorie, sono state le persone più gentili e disponibili (eccetto una). Mai successo che a una mia lettera di notizie non rispondessero con sollecitudine e grande cortesia. Quello che mi colpiva era il fatto che rispondevano sempre con penna stilografica, mai con macchina da scrivere o penna biro. Nobili di nome e di comportamento. In genere però i contatti poi si spegnevano allorché io spostavo il mio interesse su un’altra regione per scrivere un nuovo libro.


Sappiamo che l’educazione ambientale è inserita nei programmi ministeriali ed io avendo un bimbo piccolo ho visto che curano diversi progetti. Ma mi sono accorta che quello che manca è riscoprire il gioco e la relazione con la natura, con gli alberi e con le piante, soprattutto l’educazione al rispetto come esseri viventi e senzienti. Secondo me attraverso le tue storie potresti ravvivare questo interesse che coinvolge la relazione albero-persone. Secondo te i bambini che oggi sono distratti da tv, computer ecc. … e sono meno a contatto con la natura potrebbero riscoprire i valori che noi non siamo in grado, per mancanza di tempo e di voglia, di fornire loro attraverso percorsi educativi gestiti da scuola e comuni? E come potrebbero attuarsi questi progetti?

Non sono un pedagogo e neppure un insegnante, perciò rischierei di fare delle dichiarazioni azzardate. Posso solo dire che il pubblico più attento alle mie proiezioni di grandi alberi e ai loro racconti sono i bambini; quando poi segue anche la visita a qualche grande albero, è bello vederli che si prendono per mano per vedere quanti ne servono per abbracciarlo. Sicuramente l’espressione non è mia, ma per me i bambini sono come dei campi vergini; da essi nasce ciò che uno vi ha seminato. L’età adatta è quella che va dagli ultimi anni di elementari ai primi di medie. D’altronde i bambini si stupiscono per ciò che è molto grande o molto forte. Mi viene in mente quanto ci raccontò un giorno un prete che ci venne a trovare negli anni di ginnasio. Egli era andato non so se a tenere delle lezioni o cos’altro presso una scuola elementare ma, per quanto cercasse di interessare gli alunni, li sentiva assenti. Riuscì a farsi accettare con un episodio in apparenza insignificante. C’era alla porta una serratura che era rimasta bloccata e nessuno riusciva a sbloccarla. Egli – un prete robusto, alla don Camillo – si avvicinò alla porta, diede una forte manata alla serratura e quella si sbloccò. Tornando alla cattedra, sentì il commento dei bambini: “E’ forte, il nostro maestro!” “Vedete? – ci commentò il sacerdote – i bambini non ci ammireranno mai per la nostra cultura, perché per loro è scontato che il maestro sa tutto; occorre trovare altro, per incontrare il loro interesse”.

Quello che vuole dire Valido con quest'ultima risposta è che proprio attraverso l'interesse per gli alberi monumentali i bambini possono riscoprire un contatto autentico con la natura. Io consiglio assolutamente i suoi libri a chi vuole mettersi sulle tracce, da solo o con i propri figli, di questi alberi meravigliosi e ritrovare un forte spirito di unione e di solidarietà con gli antichi esseri che a volte non sappiamo neppure di aver vicino a casa. Potrebbe anche diventare un nuovo gioco... prendere il proprio figlio, la propria famiglia, un panino e un metro e mettersi in cammino in luoghi mai conosciuti, a piedi, visitare nuove città (nel libro di Valido ci sono molte info utili sui luoghi da visitare vicino agli alberi) per allenare gli occhi disabituati a vedere e a conoscere gli alberi e riscoprire anche uno spirito d'avventura che, forse, diciamolo, stiamo un po' perdendo ...
Qui termina l'intervista a Valido al quale  ho chiesto anche di collaborare al nostro blog con una rubrica tutta sua dove poter postare i suoi interessantissimi racconti  e aneddoti sugli alberi monumentali e la loro storia. Valido non si è tirato indietro ed io spero di vedere presto i suoi post per condividerli con voi. Intanto, dopo avervi fatto conoscere il primo cercatore di alberi monumentali, mi sto preparando a scrivere una recensione del volume che mi è stato donato e al quale tengo molto perchè contiene degli alberi a cui sono molto affezionata e che sono anni che non torno a visitare... Vi consiglio questo libro di cui sono rimaste solo 300 copie presso l'autore dopo di che non lo troverete più, se siete Laziali non fatevelo scappare! Nel prossimo articolo parleremo degli alberi monumentali del Lazio incontrati da Valido... Saluto cordialmente e ringrazio per la disponibilità accordataci Valido Capodarca.

Alcuni alberi sono come certe persone ... c'è sempre un filo che ci lega ad essi per tutta la vita...

                                                                            Valentina Meloni



sito di Valido Capodarca

 www.capodarca.com

Bibliografia di Valido Capodarca
1. Toscana, cento alberi da salvare – Vallecchi Editore – Firenze, 1983 (pagg. 270)
2. Marche, cinquanta alberi da salvare – Vallecchi Editore – Firenze, 1984 (pagg. 200 )
3. Emilia Romagna, ottanta alberi da salvare – Vallecchi Editore – Firenze, 1986 (pagg. 260)
4. Abruzzo, sessanta alberi da salvare – Il Vantaggio Editore – Firenze, 1988 (pagg. 220)
5. Ultime Voci dalla Grande Guerra (1915-1918) – F. Brancato Editore – Firenze, 1991 (Pagg. 195)
6. Immagini ed Evoluzione del Corpo AutomobilisticoVol. I - Comando Trasporti E.I. – Roma, 1994 (Pagg. 240)
7. Immagini ed Evoluzione del Corpo AutomobilisticoVol. II – Comando Trasporti E.I. – Roma, 1995 (Pagg. 350)
8. Immagini ed Evoluzione del Corpo AutomobilisticoVol. III – Comando Trasporti E.I. – Roma, 1995 (Pagg. 320)
9. Gli Alberi Monumentali di Firenze e Provincia – EDIFIR – Firenze, 2001 (pagg. 130)
10. Gli Alberi Monumentali della Toscana – EDIFIR – Firenze, 2003 (pagg. 144)

 ancora disponibili

11. Alberi Monumentali delle Marche – Roberto Scocco Edizioni – Macerata. 2008
Pagg. 400 – 170 alberi illustrati e raccontati – 350 foto a colori .Prezzo di copertina Euro 38.
Disponibile in tutte le librerie marchigiane oppure (a 26 euro + 2 di spese postali) presso l’autore
12. Alberi Monumentali del Lazio – Roberto Scocco Edizioni – Macerata 2011 Pagg. 304 - 144 alberi illustrati e raccontati – 270 foto a colori.Prezzo di copertina: euro 30
Il libro è esaurito nelle librerie. Restano disponibili 300 copie, tutte presso l’autore; le stesse verranno fornite con lo sconto del 60%, cioè a 12 euro + 2 euro di spese postali fino al loro esaurimento.
13. Viaggio lungo l’Aso – Capodarco Fermano Edizioni – Fermo 2012.Pagg. 176. Oltre 200 foto a colori.Un capitolo del libro è dedicato ai grandi alberi della valle del fiume Aso. Prezzo di copertina 18 euro.Disponibile presso tutte le librerie della provincia di Fermo oppure (a 12 euro + 2 di spese postali) presso l’autore.
Modalità per acquisto presso l’autore:
- Versamento di 26 euro per il libro “Marche” o di 14 euro per gli altri due sul nr. post pay 4023600638084048;
- Indicare via mail a valido@capodarca.com l’indirizzo dove spedire il libro.