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lunedì 17 dicembre 2012

Albero di Natale ... la tradizione e le origini

ALBERO DI NATALE -LA TRADIZIONE E LE ORIGINI

L'immagine dell'albero come simbolo della vita ha origini molto antiche e trova riscontri in diverse religioni.(****)
Si sa che l’albero è ciò che è rimasto di una tradizione pagana, che si celebrava nello stesso periodo delle feste natalizie odierne, molto tempo prima della comparsa del cristianesimo.
L’albero sempreverde del Natale di oggi era il simbolo della vita, che nell'inverno rinnovava la sua continuità. Nella Roma pagana dal 19 al 25 dicembre si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura. Così i Celti e Teutoni nello stesso periodo del solistizio d'inverno, il 21 dicembre, notarono l’abete sempreverde e lo elessero a simbolo di vita. Nel periodo in cui diminuiva la luce e il freddo diventava più intenso, cosa c’era di meglio di un albero che forniva anche il ceppo da bruciare per scaldarsi?
La derivazione dell'uso moderno della tradizione di addobbare l'albero di natale però non è stata provata con certezza anche se sembra che sia nata a Tallinn, in Estonia nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli uomini e donne ballavano insieme alla ricerca dell'anima gemella. Tradizione poi ripresa dalla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Keller (professore di etnologia a Marburgo) ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510).
Luogo, secondo la tradizione, dove è stato posizionato nel 1510 il primo albero di Natale.
La pietra incisa sui lati in otto lingue diverse porta la scritta "Il primo albero di Natale a Riga nel 1510".
 Si sa che a Riga si facevano delle cerimonie tenute da uomini che indossavano cappelli neri intorno a un albero che poi veniva bruciato. Questo era sicuramente un misto di riti pagani e cristiani, come in uso nel Centro e nel Nord Europa a quel tempo. Molti pagani, convertiti al cristianesimo per cosi dire convertivano anche i loro riti pagani in riti cristiani, e la capillare diffusione nella massa popolare, che faceva difficoltà ad abbandonare, ne dava l'approvazione nella chiesa ufficiale. La chiesa del resto non poteva opporsi a riti che venivano celebrati da tempi immemorabili da tutte le popolazioni e venivano, ma anche dovevano, essere approvati e ufficializzati dalla chiesa per tenere il popolo stretto a sè. 
 Leggenda vuole che Martin Lutero, passeggiando nel bosco dopo avere predicato in chiesa, vide nella notte un albero illuminato dalle stelle e ne rimase talmente affascinato dallo spettacolo che decise di tagliare un albero portarlo a casa e illuminarlo con tante candele per ricostruire tra le pareti domestiche l'effetto che tanto lo aveva colpito. Nella Germania del nord è molto viva questa leggenda, ma sembra sia accaduta solo alcuni decenni più tardi rispetto agli avvenimenti di Riga, forse nel 1535.


Certo è che i pagani del nord Europa celebravano il loro solstizio d'inverno, noto come Yule. Yule era la trasposizione del dio pagano Sole, Mitra. Era usanza accendere una candela per incoraggiare Mitra, e il sole, a riapparire l'anno prossimo.Enormi tronchetti erano bruciati in onore del sole.
La parola stessa Yule significa ruota, la ruota è un simbolo pagano per il sole. Anche il vischio era considerato una pianta sacra, e l'usanza di baciarsi sotto il vischio era celebrato come un rito di fertilità.
L'albero è un simbolo che unisce quasi tutti i solstizi d'inverno del nord europa. Si usava portare gli alberi sempreverdi nelle case durante i rigidi inverni come per ricordare che presto i loro raccolti sarebbero cresciuti di nuovo.
A Strasburgo intorno al 1600 circa, l'abete addobbato diventa ufficialmente una tradizione natalizia; da lì l'albero di Natale ha fatto il giro del mondo intero. È di quel periodo la canzone Oh Tannenbaum, oh Tannembaum che, in tedesco arcaico, (Dannenbaumem) vuol dire abete. O Tannenbaum, o Tannenbaum, / Wie treu sind deine Blätter! / Du grünst nicht nur zur Sommerzeit, / Nein, auch im Winter, wenn es schneit.... Questa canzone, un inno all'abete ed ai suoi rami sempre verdi, è ancora oggi una delle canzoni natalizie più cantate non solo in Germania, ma anche nel nostro Paese.
Oh albero di Natale/Come sono verdi le tue foglie/Tu sei verde non solo d'estate/No, anche in inverno quando nevica/Oh albero di Natale/Come sono verdi le tue foglie!/Oh albero di Natale/Puoi piacermi molto! /Quanto spesso d'inverno un albero/Non mi ha rallegrato tanto quanto te!/Oh albero di Natale/Puoi piacermi molto!/Tu sei verde non solo d'estate/No, anche in inverno quando nevica/Tu sei verde non solo d'estate /No, anche in inverno quando nevica/Oh albero di Natale/Il tuo vestito mi vuole insegnare qualcosa:/La speranza e la costanza/Dammi coraggio e forza in ogni momento!/Oh albero di Natale/Il tuo vestito mi vuole insegnare qualcosa/Tu sei verde non solo d'estate/No, anche in inverno quando nevica/Tu sei verde non solo d'estate/No, anche in inverno quando nevica/Tu sei verde non solo d'estate/No, anche in inverno quando nevica/Oh albero di Natale/Come sono verdi le tue foglie!/Albero di Natale/Come sono verdi le tue foglie!

Il teologo luterano Oscar Cullmann sostiene che l'albero di Natale accoglie, certamente, i miti dell'albero, simbolo del rinnovarsi della vita, delle antiche genti europee (e asiatiche e amerindi ecc.), ma direttamente esso trae la sua origine dagli alberi innalzati, e ornati di frutti e altri simboli cristiani, davanti alle cattedrali: durante queste cerimonie, quasi liturgiche, si metteva in scena episodi biblici, come il Genesiaco racconto dell'antro della vita.

Precedentemente a questa prima apparizione "ufficiale" dell'albero di natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il "gioco di Adamo e di Eva" (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell'abbondanza per ricreare l'immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l'abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

L'usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L'uso di candele per addobbare i rami dell'albero è attestato già nel XVIII secolo.

Per molto tempo, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno. I cattolici la consideravano un uso protestante. Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A Vienna l'albero di Natale apparve nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orléans.
Anche lo scrittore Johann Wolfgang Goethe ha contribuito alla diffusione dell'albero di Natale: pur non essendo estremamente religioso, amava moltissimo quella tradizione e nella sua opera più famosa, "I dolori del giovane Werther", inserisce una descrizione dell'albero natalizio, che da quel momento in poi debutta anche nella grande letteratura.

La tradizione dell'albero di Natale, così come molte altre tradizioni natalizie correlate, è sentita in modo particolare nell'Europa di lingua tedesca (si veda per esempio l'usanza dei mercatini di Natale), sebbene sia ormai universalmente accettata anche nel mondo cattolico (che spesso lo affianca al tradizionale presepe). A riprova di questo sta anche la tradizione, introdotta durante il pontificato di Giovanni Paolo II, di allestire un grande albero di Natale nel luogo cuore del cattolicesimo mondiale, piazza San Pietro a Roma. D'altronde un'interpretazione allegorica fornita dai cattolici spiega l'uso di addobbare l'albero come una celebrazione del legno (bois, in francese è sia inteso come "albero" sia come "legno") in ricordo della Croce che ha redento il mondo (Padre Thomas Le Gal); si noti la similitudine dell'albero con il pilastro cosmico chiamato Yggdrasill dalla mitologia nordica, fonte della vita, delle acque eterne, cui è vincolato il destino degli uomini: similitudini queste sincreticamente assorbite nel culto cristiano che celebra l'albero di Natale e la Croce stessa. La similitudine tra albero sacro e Croce fu usata anche dai missionari cristiani tra l'VIII e X secolo per convertire i popoli germanici in Europa centro-settentrionale.


Nei primi anni del novecento gli alberi di Natale hanno conosciuto un momento di grande diffusione, diventando gradualmente quasi immancabili nelle case dei cittadini sia europei che nordamericani, e venendo a rappresentare il simbolo del Natale probabilmente più comune a livello planetario. Nel dopoguerra il fenomeno ha acquisito una dimensione commerciale e consumistica senza precedenti, che ha fatto dell'albero di Natale un potenziale status symbol e ha dato luogo, insieme alle tradizioni correlate, alla nascita di una vera e propria industria dell'addobbo natalizio.
Attualmente l'albero di natale è una tradizione che continua e che si rinnova di nuovi aspetti ogni anno in vista dei cambiamenti culturali, economici e ecologici. Forse rappresenta ancora lo status simbol non di antiche tradizioni ma di un rituale familiare e religioso che ha visto perdere nel tempo la sua antica valenza. Certo è che l'albero da sempre fa parte del nostro rituale collettivo di inno alla vita.


***L'immagine dell'albero come simbolo del rinnovarsi della vita è un tradizionale tema pagano, presente sia nel mondo antico che medioevale e, probabilmente, in seguito assimilato dal Cristianesimo. L'abete, essendo conifera sempreverde, facilmente richiama il perpetuarsi della vita anche in inverno. Presso molti popoli, in particolare gli Indoeuropei, l'Albero Cosmico rappresenta la manifestazione divina del cosmo. Ne sono esempi l'albero Cosmico indiano" il puro, il Brahman. Tutti i mondi riposano in lui" (Katha - Upanishad VI, 1), lo Yggdrasil germanico, il veterotestamentario Albero della Vita (Genesi 2 ,3). Molti commentatori cristiani lo identificarono con Gesù Cristo o Sant'Antonio da Padova. Tra di loro Beda il Venerabile che scrisse :" Figura anche di un mistero spirituale, cioè del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. Di lui è detto, nella lode della Sapienza :" È l’albero della vita per coloro che l’afferrano " (Proverbi, 3, 18). Ruperto di Deutz scrisse che "albero della vita è il Cristo".