Cosa ti racconta un albero?

venerdì 7 dicembre 2012

La Cerquatonda

LA CERQUATONDA

Anno 1980. Avevo da poco deciso la realizzazione di un album fotografico monotema: alberi di dimensioni fuori del comune (il termine "albero monumentale" ancora non era di uso corrente). Dove e come trovarne in numero sufficiente a riempire un intero album? in attesa di dedicarmi alla ricerca attingendo da ogni fonte disponibile, il primo archivio nel quale andai a rovistare fu quello della mia memoria. Ricordai che qualche volta, a Porchia, a casa di mio nonno, il mitico nonno Pietro, avevo sentito nominare una località poco lontana chiamata Cerquatonda. Pensando che la località derivasse il nome da una quercia, ne domandai notizie allo stesso nonno, ormai novantenne, ma quegli, con sguardo perplesso, mi rispose: "Ma la Cerquatonda non c'è più". Il suo atteggiamento dubbioso mi spinse, tuttavia, a cercare ugualmente. Erano appena due chlometri da Porchia, ma furono i due chilometri fra i più proficui della mia vita. Ad aspettarmi c'era la splendida creatura che si può vedere in questa foto. Già la figura stessa della quercia spiegava il nome, a partire dal fusto, che esibiva una circonferenza di metri 5,06 che oggi sono aumentati a 5,20. Oviamente, tutti i fusti degli alberi sono rotondi, cioè cilindrici, ma in quello della Cerquatonda questa rotondità appariva palpabile. Ancor più il nome si addiceva alla chioma, che misurava 30 metri in tutte le direzioni. Se un geometra, con un gigantesco compasso fissato al centro del fusto, avesse tracciato un cerchio di 15 metri di raggio, avrebbe avuto la proiezione esatta dell'ombra della quercia sul terreno.
Il primo palco dei suoi rami era disposto in maniera così simmetrica, che nello spazio fra di essi avrebbe trovato tranquillamente posto una casetta o un bungalow.
Il nome della pianta aveva generato, come detto, quello della contrada. Sulle cartine dell'Istituto Geografico Militare, sia a scala 1:25.000 che 1:100.000 si legge il nome Cerquatonda, anche se nessun simbolo particolare sta ad indicare la quercia. 
 
Con la pubblicazione del mio libro "Marche, cinquanta alberi da salvare" nel 1984, il nome della Cerquatonda, favorito dalla sua accattivante figura, varcava i confini del suo comune e veniva conosciuto anche a livello regionale. L'amministrazione comunale di Montalto Marche, sul cui territorio la quercia dimora, e che in precedenza sembrava non aver dato importanza al valore paesaggistico e monumentale della Cerquatonda, si attivava, la metteva sotto la sua tutela e apponeva la segnaletica turistica che ne indicava la localizzazione ai visitatori.
Purtroppo, lo stesso comune autorizzava la costruzione di una grossa casa a pochi metri dalla Cerquatonda. Fu per questa ragione che la pianta venne esclusa dalla scelta che il dottor Lucio Bortolotti effettuava di lì a due anni, per l'inserimento fra i 300 alberi più monumentali d'Italia. Da me interpellato in uno dei frequenti scambi di telefonate, lo stesso alto dirigente forestale mi rivelava che a far escludere la Cerquatonda era stata proprio la presenza della casa, che ne offuscava il valore paesaggistico.
La stessa amministrazione comunale si riscattava, per fortuna, nel 1998, quando un grave pericolo si abbatté sulla Cerquatonda. Attaccata dalle larve di cerambici, i terribili insetti che si nutrono del legno delle querce scavando enormi gallerie nei suoi tessuti, la pianta cominciò a manifestare vistosi segni di sofferenza, con numerose ed evidenti chiazze di foglie e rami morti.
La giunta comunale non perse tempo e, in una riunione, deliberò lo stanziamento della somma di 1 milione e 800 mila lire per la sua cura. Al capezzale del malato non venne chiamato un agronomo o un giardiniere ma... un rocciatore: lo scalatore Alfredo Giannini, di Montefortino.
 
Sotto la guida e la consulenza degli agenti della stazione forestale di Castignano, competente per territorio, lo scalatore, abituato alle arrampicate sulle vertiginosi parete dei Monti Sibillini, si arrampicò, munito di motosega, sugli altrettanto vertiginosi rami della Cerquatonda, asportando tutte le parti morte. Alla fine del lavoro, la Cerquatonda aveva mutato radicalmente la sua silhouette, e l'ampiezza della sua chioma si era ridotta dagli iniziali 30 metri, a 26.
 
 
I ritagli della potatura vennero pesati e disposti in catasta, la stessa catasta che si vede nella foto sotto. Il peso totale della legna asportata assommava a 40 quintali. Se facciamo il confronto della figura della quercia prima e dopo il taglio, vediamo che la decurtazione è appena avvertibile, come può apparire una signora dopo un taglio di capelli. I 40 quintali erano, appunto, il peso di questi capelli tagliati. Quale sarà, perciò, il peso dell'intera pianta?
 



Ma... la cura aveva avuto effetto? Erano state asportate tutte le larve? Se qualcuna di esse fosse rimasta viva nel corpo della Cerquatonda, essa avrebbe ripreso il suo lavoro di demolizione. Non restava che aspettare la primavera. All'arrivo della nuova stagione, la quercia si riempì di una miriade di nuove foglioline. La Cerquatonda aveva riacquistato tutta la sua salute e il suo splendore, che conserva ancora tutt'oggi. Quasi in contemporanea, nella casa che nella foto è visibile a sinistra della pianta venne aperto un agriturismo. E quale nome poteva assumere questa azienda? Ovviamente, "Cerquatonda"