Cosa ti racconta un albero?

sabato 8 dicembre 2012

Vi presento Sibylla



La conobbi per caso. Ero intento alla ricerca di antiche stampe botaniche e lei, discretamente, mi fece notare le sue creazioni: non le solite tavole botaniche, con esemplari dissezionati in ogni singolo elemento, scientifiche, precise ed asettiche, ma meravigliose stampe, traboccanti di vita e di colori, trionfo della multiforme sovrabbondanza della natura ma … non solo. Avevo appena scoperto l’arte di Maria Sibylla Merian!
Capita, a volte, che le nuove conoscenze,  pur evidenziando aspetti interessanti, esprimeranno le loro potenzialità solo in seguito, inaspettatamente. Basta che il ricordo di quel primo incontro non vada perduto, che trovi un angolino nel nostro cervello dove attendere quiescente una goccia d’acqua, che fecondi il sedimento, che risvegli il seme.
Da quel primo approccio, saranno passati due o tre anni ma, alla fine, la goccia d’acqua è finita nel posto giusto!
Da pochi giorni, infatti, ho ripreso questo tema ed ho scoperto che, sotto quel primo velo di delicata e precisa rappresentazione del bello, si cela ben altro universo. Maria Sibylla Merian è un artista dalla storia particolare, dall’esperienza di vita non convenzionale; i cui messaggi, non proprio espliciti, traspaiono in modo delicato ma anche deciso e sorprendente dalle sue opere, se osservate con attenzione.
Nelle sue riproduzioni, rappresenta la pianta nei suoi diversi stadi di sviluppo e, addirittura, corredata degli insetti che la parassitano o che la abitano, anch’essi colti nei loro diversi stadi evolutivi, nelle loro metamorfosi.
Da una breve ricerca, ho appreso che la Merian fu un’artista-scienziato del XVII secolo, attiva tra Olanda e Germania, specializzata nel riprodurre, con uno stile inconfondibile, piante, insetti ed animali.




Ormai, sarà chiaro: tra me e Sibylla è nata un’amicizia al di là del tempo, grazie a quel magico mare, chiamato Internet che rende possibile incontrare personaggi di ogni tempo, tanto eccezionali quanto poco noti, trascurati dalla cultura di massa.
La vicenda umana della Merian appare davvero interessante, sotto il profilo storico, sociologico, scientifico ed artistico ma, soprattutto, dal punto di vista esclusivamente umano. Innanzitutto, si tratta di una donna (e questo è parte del fascino) vissuta in un secolo molto turbolento: il Seicento, anche detto secolo di ferro, periodo veramente difficile nel contesto europeo, stravolto da guerre pluridecennali e  persecuzioni ma anche ricco di scoperte geografiche e scientifiche rivoluzionarie oltreché prodigo di talenti artistici, filosofici e letterari, di nuove visioni del mondo, che crediamo nostre solo finché non ne conosciamo la paternità.
Un secolo fecondo e violento,  luci ed ombre, come i quadri di Caravaggio
Un secolo che ritengo ancora ricco di messaggi da cogliere, cronologicamente passato ma il cui percorso culturale non si è ancora esaurito.

Forse, è il mio essere napoletano a rendermi sensibile alle sue tematiche: sono nato e vivo in una città che trabocca di Seicento. Barocca nella sua anima, prima ancora che nella sua architettura: dove vita e morte sono sempre due facce della stessa medaglia; dove solo una parte della scena è illuminata, perché luce e tenebre si contendono sempre il primo piano; dove, in sintesi, l’imperfezione dell’essere è un dato di fatto quotidiano.

Breve viaggio nella Napoli barocca



"Memento mori", XVII sec

 Napoli, Museo di Capodimonte

Una figura femminile in una cassa da morto, per metà molto bella e per l'altra metà già decomposta.

(foto Marino de Liguori)

Stando a quando ho appreso, le stampe della Merian sarebbero anche servite da modelli per il telaio da ricamo. A questo proposito, fiori e farfalle a parte, mi chiedo quali meditazioni possano affacciarsi alla mente di una ricamatrice, alle prese con soggetti come insetti e larve non proprio gradevoli o con un grosso ragno, intento a divorare un colibrì.


 


Maria Sibylla Merian: Gummi Guttae Tree with White Witch, Cocoon and Caterpillar of a Hawk Moth and Drops of Resin, circa 1705.







Caravaggio, 1596
Canestra di frutta - Pinacoteca Ambrosiana 







Butterflies, 1771, Maria Sibylla Merian








Maria Sibylla Merian, 1719
Branch of guava tree with leafcutter ants, army ants, pink-toed tarantulas,
huntsman spiders, and ruby topaz hummingbird
(Povero colibrì...)




Cartina del Suriname



Caravaggio, 1605
Madonna col Bambino e S. Anna - Galleria Borghese



Certo, Caravaggio e Merian sono distanti geograficamente, umanamente ed artisticamente, eppure tra loro è possibile intuire un inaspettato collegamento, forse accomunati dall’appartenenza a quel Secolo.
Non sono un esperto di storia dell’arte ma questo collegamento, oltre che essere stato colto da altri più qualificati, mi viene suggerito dalle rappresentazione della Merian, che piuttosto che utilizzare forme tipizzate, presenta esemplari reali, colti nel mentre sono divorati da ogni specie di insetti, concettualmente molto simili alla natura morta di Caravaggio ma anche ai soggetti umani dei suoi quadri, a quelle Madonne che di estatico hanno ben poco. Anche da un punto di vista simbolico, cos'altro può essere questa presenza di insetti se non un’attenzione al lato oscuro della vita? L’insetto, come simbolo del mondo occulto, che emerge dal sottosuolo per predare i teneri germogli della vita superiore.





Tra i vari link consultati, lo spunto migliore mi è sembrato:
Che, a sua volta, contiene link veramente interessanti; in particolare, quello relativo ad una mostra dedicata all’artista da due importanti musei, ad esempio http://www.getty.edu/art/exhibitions/merian/
 Interessantissimo è l’articolo di
Ingrid D. Rowland, docente alla University of Notre Dame School of Architecture : http://www.nybooks.com/articles/archives/2009/apr/09/the-flowering-genius-of-maria-sibylla-merian/
Che merita una lettura approfondita ma del quale, purtroppo, non sembra essere disponibile altra traduzione che la mia, che riporto in coda.

 Per una biografia sintetica:







Traduzione dell'articolo

The Flowering Genius of Maria Sibylla Merian
by Ingrid D. Rowland




Nel XVII secolo, l’invenzione del microscopio, rivela un mondo in miniatura non meno vasto e complesso dei cieli stellati, a loro volta, meravigliosamente svelati, non molto tempo prima, dal telescopio. Creature fino ad allora invisibili agli occhi umani dimostrano dettagli meravigliosi, al pari di qualunque pianta o animale, un fatto che getta religione e scienza (a quei tempi nota come filosofia naturale) in una confusione esistenziale dalla quale non sono ancora emerse del tutto. Contemporaneamente, vengono scoperti nuovi continenti, nuove costellazioni e molto altro, in modo sorprendente, come accade a Antoine van Leeuwenhoek, l’olandese inventore del microscopio, che con un certo orrore scopre interi regni di animaletti, che conducono la propria esistenza all’interno della sua bocca.


Tra le questioni principali, sollevate da queste piccole creature, ci sarebbe stata la loro collocazione tra le specie animali o vegetali. Nel 1705, quando l’erudito svedese Olof Rudbeck Junior, pubblicò il suo studio biblico “The Selah Bird: Neither Bird nor Locust”(1),i suoi lettori, come gli antichi ebrei, pensavano che uccelli ed insetti fossero creature sostanzialmente simili. L’abilità nel volo costituiva la loro più evidente e comune qualità, ma i contemporanei di Rudbeck concordavano sul fatto che uccelli ed insetti avessero in comune un’altra caratteristica: nascono da uova oppure scaturiscono spontaneamente da sostanze come la paglia, il sudore, lo sterco o dal potere fecondante dei raggi solari. Sarà il medico fiorentino Francesco Redi , nel 1668, a far tacere ogni polemica, individuando, con il suo potente microscopio, uova di mosca nello di sterco di mucca. A confondere di più le cose, gli animali appena nati da uova di uccelli e di insetti, sono spesso radicalmente differenti dai loro genitori. Secondo gli standard attuali, il minuzioso esame dello sterco da parte di Francesco Redi, così come le osservazioni di Van Leeuwenhoek sul tartaro dei suoi denti, si avvicinano al metodo scientifico meglio del minuzioso esame della Bibbia, condotto da Olof Rudbeck Junior, per fare chiarezza sull’uccello di Selah (che egli pensava fosse un pesce) e dimostrare che il linguaggio svedese derivasse dall’ebraico(!, ndt). In ogni caso, tutti loro erano considerati come filosofi naturali altamente competenti. Sotto molti aspetti, un altro dei loro contemporanei, di origine tedesca, Maria Sibylla Merian, godette della stessa reputazione di sapere. Come Redi, Merian dedicò gran parte della sua attenzione agli anelli inferiori della Grande Catena dell'Essere; come Rudbeck, ha finanziò la propria ricerca con geniale imprenditorialità; infine, coinvolse due delle sue figlie nell'azienda di famiglia, così come accadde ad Olof Rudbeck Junior, associato dal suo autorevole padre, Olof senior, scopritore del sistema linfatico, anatomista, architetto, capo dei pompieri, e fornitore di aringhe alla città di Uppsala (nonché ispiratore delle peculiari idee di Olof Junior sugli svedesi e la Bibbia).



Tuttavia, a differenza Redi, radicato a Firenze o come i Rudbecks, radicati ad Uppsala, Maria Sibylla Merian trascorrerà la sua vita in diverse parti della Germania, in Sud America, e nei Paesi Bassi, e svolgerà le sue indagini sulla natura senza il vantaggio di strumenti ottici o di un diploma universitario (la prima donna a conseguirne uno, Elena Cornaro Piscopia di Venezia, prenderà la laurea in matematica presso l'Università di Padova nel 1678). Piuttosto che esprimere il suo interesse per la filosofia naturale come un medico (come ha fatto Redi e il Rubecks, padre e figlio), condurrà le sue ricerche da artista, comunicando i suoi risultati con immagini di piante, fiori e insetti, più che con le parole. 



Si tenta ora di confrontare il metodo di lavoro della Merian, con la sua enfasi sulla infinita pazienza, l’attenzione all'ambiente fisico, e l’estrema indipendenza intellettuale, con quella di pionieristiche donne-scienziato, come Jane Goodall o Barbara McClintock, ma la sua storia è più complicata. Ella era innanzitutto figlia del suo tempo e della sua cultura, una figlia con un grande ed autonomo talento.



A differenza di molti filosofi naturali, appartenenti decisamente ad un gruppo elitario, Maria Sibylla Merian, come il farmacista Antonie van Leeuwenhoek, proviene dal mondo della classe media commerciale. Si tratta di un ambiente in cui uomini, donne e bambini lavorano insieme, anche se con funzioni diverse, e dove le donne possono imparare a muoversi sul mercato altrettanto abilmente come gli uomini. Al momento della sua nascita nel 1647, il padre di Maria Sibylla, Matthäus Merian, era forse il più illustre editore di Francoforte, una città già da tempo famosa per la sua fiera del libro e per la sua tolleranza religiosa. Questa tolleranza aveva, tempo prima, attirato l'editore calvinista Theodor de Bry, alla fine del XVI secolo, in fuga dalla persecuzione cattolica in Belgio; presto, la tipografia de Bry a Francoforte diventerà famosa per i suoi libri illustrati. Il negozio e il suo patrimonio (macchine per la stampa, il tipo, e lastre di rame incise di grande valore) passerà poi al figlio di de Bry Johann Theodor, e sarà il più giovane de Bry, a sua volta, che assumerà l’incisore svizzero Matthäus Merian come assistente. Merian, egli stesso un rifugiato calvinista, ebbe successo, sposò la figlia del suo datore di lavoro Maria Magdalena e, di volta in volta, inserì i loro figli nella impresa di famiglia. Nel 1623, Matthäus Merian, sua moglie ed i loro sei figli, presero le redini del negozio. Maria Sibylla sarà figlia della seconda moglie del vedovo Merian, Johanna Sibylla Heim. L'anziano padre stravedeva per la figlia piccola ed intelligente, prevedendo che avrebbe continuato la fama dei Merian; così, a quanto pare, pensavano anche i suoi fratellastri Matthäus e Caspar, di venti anni più grande. Nonostante Mattäus senior morì quando Maria Sibylla aveva solo tre anni, ella potè crescere immersa nel mondo della famiglia della pittura, dell’incisione, dei libri, e degli affari.



Anche Johanna Sibylla Heim si risposò, poco dopo essere diventata vedova. Il suo nuovo marito, Jacob Marrel, era un artista di origine tedesca ed aveva lavorato per anni a Utrecht, specializzandosi in pittura decorativa: fiori, nature morte, e vedute di città. Anche se proveniente da una importante famiglia di Norimberga, il suo rango sociale, era un po’ al di sotto dei Merian. Vedovo, con due apprendisti e tre bambini già suoi, Marrel continuò la formazione artistica di Maria Sibylla, a quanto pare, contro i desideri materni, ma d’altronde Johanna Sibylla fu uno dei pochi membri di questa grande famiglia allargata con poca abilità artistica. Nel 1658 l'apprendista Johann Andreas Graff fece un piccolo disegno della famiglia al lavoro, raffigurando Sara, la sorellastra quattordicenne di Maria Sibylla, mentre lavora con attenzione sul suo telaio da ricamo, dietro di lei, appoggiato al muro, un cavalletto da pittore e due finestre piombate che illuminano il suo lavoro.



Ad undici anni, Maria Sibylla, come Sara, si occupava già di pittura, incisione ricamo, sia per il design che per l’esecuzione. Questa famiglia-tipo richiedeva il lavoro di ogni membro; per questo motivo, sia gli uomini che donne tendevano a sposarsi abbastanza tardi, attorno ai venticinque anni e, in caso di lutto, a risposarsi non molto tempo dopo. Il simbolo dell'azienda dei Merian era una cicogna, con un serpente nel becco, sopra il motto latino Pietas Contenta Lucratur (La pietà operosa ripaga). L’unico ritratto superstite di Maria Sibylla stessa, inciso quando era una sessantenne imprenditrice di successo, la raffigura con una grossa cicogna visibile dietro di lei. La pietà industriosa aveva dato ottimi frutti, aiutata da una forte dose di parsimonia calvinista.



Fino a poco tempo, spesso, storici dell'arte e curatori di musei hanno relegato i dipinti di fiori, per non parlare dei disegni da ricamo, al rango di "arti minori", nonostante una forte evidenza del valore di cui godettero, nelle loro epoche, queste competenze. L'idea di "arti minori" riflette la persistente influenza dominante (grazie in gran parte a Bernard Berenson) di Giorgio Vasari, artista e scrittore del XVI secolo, la cui “Vite degli artisti”(edito nel 1550 e nel 1568) mostra la storia della pittura come l’apoteosi delle arti visive e Michelangelo come loro maestro indiscusso.



In tale contesto, le rappresentazioni di piante e animali di Maria Sibylla Merian, con la loro precisione cristallina, la hanno relegata per lungo tempo nel regno dell’illustrazione scientifica, piuttosto che dell’arte. Fortunatamente, l’anno scorso, il Rembrandt House Museum di Amsterdam e il Getty Museum di Brentwood hanno dimostrato una visione diversa, con la mostra “Maria Sibylla Merian & Daughters: Women of Art and Science”. (Maria Sibylla Merian e le figlie: donne di arte e scienza). Da questa presentazione accattivante, è chiaro subito che la grande dinastia di pittori, editori e incisori che generò e sostenne la Merian, era consapevole del suo status artistico come lo era Caravaggio (che, a quanto pare, il suo patrigno Jacob Marrel considerava come suo idolo), la cui visione della natura morta rivela alcune analogie profonde con quella di Maria Sibylla stessa. Pur continuando la tradizione dei suoi mentori, dai libri a stampa di Theodor de Bry ai dipinti di fiori di Jacob Marrel, le creazioni di Maria Sibylla Merian rivelano la ricchezza della sua cultura e la sua individualità emerge al di là delle controversie, in colori vivaci. Senza alcun dubbio si tratta di una artista. La sua inquietante visione della vita in tutte le sue forme ha, accortamente ed abilmente, plasmato ognuna delle immagini che sembrano, così ingannevolmente, rappresentare intime e spassionate istantanee della realtà. Inevitabilmente, forse, dato il suo contesto nordico, lo stile della natura morta di Maria Sibylla riflette la precisione incomparabile di Albrecht Dürer e Joris Hofenagel, la tradizione europea nordica, piuttosto che il dinamismo intenso di Leonardo. D'altra parte, la sua versione del pigmento noto come rosso cocciniglia, un intruglio fatto dai carapaci di una certa specie di coleottero, riuscì a raggiungere una intensità elettrica che non ha quasi uguali; solo l'architetto italiano Felice della Greca, che lavorò in Roma nel 1650, mescolando cocciniglie rosse con arance e viole in combinazioni coraggiose e fluorescenti ha disegnato edifici e paesaggi urbani, piuttosto che insetti, uccelli e fiori. Lo stesso Marrel aveva un senso del colore molto diverso e più sommesso; il suo dono più grande, per la sua figliastra, potrebbe essere stato il fascino per le piccole creature (vermi, uccelli e insetti) che danno ai suoi dipinti di fiori un brivido intenso ma fugace di vivacità.



La carriera di Marrel come pittore di fiori coincise con la mania olandese per il tulipano e la caduta vertiginosa dei prezzi, nei mesi di febbraio e marzo 1636, un evento i cui catastrofici effetti, in fin dei conti, come Anne Goldgar ha dimostrato nel suo recente studio "Tulipmania" (2), non furono così catastrofici. Infatti, una volta stabilizzatasi una struttura di prezzi ragionevoli, nella primavera del 1636, il commercio di tulipani si consolidò in modo duraturo nei mercati mondiali. Jacob Marrel, come ogni altro pittore che lavora nei Paesi Bassi nel XVII secolo, disponeva di un catalogo selezionato di tulipani, e li rappresentava con una morbidezza vellutata, in particolare i pregiati tulipani bianchi, screziati di rosso, raggruppati insieme con grosse rose, color rosa shocking e delicati gigli viola, evanescenti come tulipani, molto più delicati, e quasi altrettanto preziosi. Marrel ei suoi clienti apprezzavano anche le altre piante esotiche che l'olandese East India Company e la sua meno fortunata controparte West India, riportavano con i loro preziosi carichi di spezie: come le “corone imperiali” (Fritillaria imperialis), peonie con tonalità che vanno dal viola al rosso scuro. I giardini olandesi esibivano singoli esemplari di queste piante in uno splendido isolamento su piedistalli di terreno. In Germania, i giardini del XVII secolo si sforzavano di tenere il passo con quelli nei Paesi Bassi; come Ella Reitsma mostra nel suo catalogo della mostra Merian, vi è ragione di pensare, che i Merian e Jacob Marrel conoscessero alcuni dei grandi giardini vicino a Francoforte.







Groningen University Library

Maria Sibylla Merian: Cuvier’s Dwarf Caiman with a False Coral Snake in Its Jaws and a Young Spectacled Caiman in the Egg, 1719




In assenza dei moderni pesticidi, questi giardini fornivano cibo e riparo ad una fiorente comunità di animali. Alcuni pittori di natura morta, come gli antichi romani, rappresentavano buoquet idilliaci o giardini magici dove i fiori di ogni stagione scoppiano in una fioritura perfetta e simultanea, incontaminata dal tempo o dai bruchi affamati, questi sono i fiori immortali degli dei e dei loro santuari, per i quali il non vale il passaggio delle stagioni. Altri pittori, come Caravaggio, registrano il passare del tempo in marrone, con foglie sciupate, con frutta macchiata e altri segni del prevalere del decadimento. Le composizioni lussureggianti di Jacob Marrel mostrano sempre l'esistenza condivisa di piante e animali; la maggior parte dei suoi fiori sfumati sono messi in rilievo da piccoli insetti brillanti, i movimenti dei quali sono attentamente osservati da una rana o lucertola pronta a balzare, o da un ragno in agguato nella sua tela magistralmente tesa. Allo stesso tempo, gli animali di Marrel posano piuttosto che cibarsi sui suoi fiori dipinti; egli mostrerà la foglia caduta, ma i segni di decadimento, come la sua consapevolezza della catena alimentare, non andranno oltre il cortese suggerimento.

I dipinti di Maria Sibylla Merian sono altra cosa. Le sue linee sono nitide mentre quelle di Marrel sono sfumate​​, lei disegna con la precisione clinica di Dürer o Hofenagel, ma al tempo stesso i suoi colori saturi si scontrano in audaci, quasi fluorescenti, contrasti. Piuttosto che mostrare animale e vegetale in una stasi di celestiale perfezione, unisce le diverse fasi di crescita e decadimento, mettendo insieme un certo lasso di tempo in una singola immagine. I suoi fiori appariranno sullo stesso ramo con gemme, nuovi boccioli, fiori appassiti, fino alla frutta. Foglie germogliate, prosperose, secche, muoiono, e cadono, molte delle quali, mezze mangiate dai bruchi. Anche gli insetti sono mostrati in ogni fase dei loro particolari cicli vitali. Come Caravaggio prima di lei, registra il passaggio del tempo, documentando molte delle sue fasi, richiamando l'attenzione sull’imperfezione immanente del tutto.

Lo scrutare di Maria Sibylla Merian circa la caducità della natura corrispondeva ad un tema caratteristico del XVII secolo; in questi primi anni della rivoluzione scientifica, il suo interesse fu, in ogni modo, scientifico. Quando aveva tredici anni, Maria Sibylla iniziò a coltivare bruchi per studiare la loro metamorfosi in farfalle. Aveva sempre raccolto vermi e insetti per il suo patrigno Marrel, da utilizzare per le sue composizioni; ma durante l’adolescenza iniziò a trasformare quelle spedizioni di raccolta in un processo di ricerca sistematica che, in seguito, l'avrebbe assorbita del tutto. Appassionata cronista di insetti e della loro vita, non ha mai scritto molto di sé. Non teneva un diario, ma ha lasciato un "Libro di appunti", un registro riccamente illustrato delle sue indagini di filosofia naturale; difatti, le sue immagini, sia nel suo libro di studio che nei suoi volumi pubblicati, spesso parlano più chiaramente che le sue parole. Possiamo quindi solo immaginare i motivi chela spinsero ad alcune scelte che la porteranno ad avere una vita dominata dal proprio continuo processo di metamorfosi.

Inizialmente, la vita di Maria Sibylla Merian correva lungo linee perfettamente convenzionali. L'apprendista Andreas Graff ritornò a Francoforte dall’Italia nel 1664, e i due si sposarono nel 1665. A ventotto anni, Graff era pronto a diventare un maestro nella sua arte ma, secondo il regolamento corporativo, avrebbe dovuto prima sposarsi. Maria Sibylla, a diciassette anni, era una giovane sposa, ma le sue azioni successive avrebbero rivelato uno spirito insolitamente indipendente. Nel 1668, partorì una figlia, Johanna Helena, subito dopo, la giovane famiglia si trasferì a Norimberga, città natale di Graff, dove avrebbero trascorso i successivi quattordici anni. Maria Sibylla continuava a studiare insetti: unico, insolito, aspetto della sua operosa esistenza.

A Firenze, nel frattempo, Francesco Redi aveva cominciato a pubblicare le sue indagini pionieristiche. A differenza di Redi, che contava su una vasta rete di dotta corrispondenza per sostenere le sue pubblicazioni, Maria Sibylla Merian comunicava le sue scoperte attraverso il commercio di immagini. La sua prima pubblicazione, il nuovo libro dei Fiori, ebbe innanzitutto lo scopo di fornire modelli per il ricamo, ma le sue illustrazioni raccontavano anche le mutazioni nella vita di piante e insetti. Ella raccolse un proprio gruppo di studenti: giovani, rispettabili donne che imparavano ad usare sia il pennello che l'ago, come lei stessa fece. Nel 1678, i Graffs ebbero una seconda figlia, Dorothea Maria. Un anno dopo, nel 1679, Maria Sibylla pubblicava la sua ricerca sulla bruchi in un grande volume in folio, illustrato con le sue incisioni: immagini così accurate, che i lettori potrebbero quasi non notarne la bellezza. Addirittura, una copia di Caterpillars, Their Wondrous Transformation and Peculiar Nourishment from Flowers, or Big Caterpillar Book ,ora conservato a San Pietroburgo, fu probabilmente colorata a mano dalla stessa autrice. La sua prefazione dà un caloroso ringraziamento a "il mio caro marito" per il suo aiuto alla raccolta dei fiori.

Jacob Marrel morì nel 1681. La famiglia Graff ritorna a Francoforte, apparentemente per prendersi cura della madre vedova di Maria Sibylla, ma il suo Libro di appunti fa notare che questo ritorno era anche una "chiamata del Signore". Nella sua città natale uscirà una seconda edizione del libro sui bruchi. Successivamente, nel 1685, Andreas Graff tornerà a Norimberga da solo. Nel matrimonio, qualcosa non andava. Il "caro marito" dopo venti anni non era più una persona gradita alla moglie.

Il conflitto può aver avuto la religione alla sua radice. Graff era probabilmente un luterano. Maria Sibylla era certamente una calvinista, di una cerchia sempre più radicale: radicalismo religioso e movimenti messianici tra i cattolici, protestanti ed ebrei, allo stesso modo, furono un fenomeno comune nei secoli XVII e XVIII. Ad un certo punto la famiglia Merian, in particolare il suo fratellastro Caspar, finirono sotto l'influenza di un predicatore pietista di nome Jean de Labadie, un ex cattolico che esortava i suoi seguaci calvinisti a ritirarsi dal mondo corrotto e vivere insieme in semplicità cristiana. Caspar entrò in una colonia Labadist, viaggiando verso il freddo villaggio frisone di Wiewert al confine tra i Paesi Bassi e la Germania, per far controllare la sua macchina da stampa. Nel 1686, insieme a sua madre e le sue due figlie, di età compresa tra i sette ei diciotto anni, Maria Sibylla decise di unirsi a lui. Il Pietismo, con la sua enfasi su un rapporto individuale con Dio, ha dato alle donne una maggiore autorità per leggere e interpretare la Scrittura che le grandi denominazioni cristiane, tale autorità può aver fatto presa su una donna che aveva ormai dimostrato una insolita indipendenza.

Naturalmente, Maria Sibylla potrebbe anche aver trovato una via di fuga plausibile dalla vita coniugale. Graff la pensava diversamente. Lui cercò di seguirla a Wiewert, tentando di unirsi alla colonia Labadista. Quando fu respinta la sua domanda, visse per un certo tempo alla periferia del paese, sempre più magro e smunto. Alla fine, se ne andò. Le turbolenze di quella separazione e la morte improvvisa di Caspar, tennero lontano Maria Sibylla dal suo Libro di appunti per i successivi due anni; la semplice vita semplice in comune deve aver consumato tutta l'energia non spesa per prendersi cura di sua madre e delle figlie.

La comunità labadista di Wiewert non fu l'unica a sorgere nella seconda parte del XVII secolo. Un altro gruppo di intrepidi coloni labadisti raggiunse la colonia olandese del Suriname, dove crearono un villaggio nella foresta pluviale del Sud America. Quando Maria Sibylla, finalmente, riprese gli studi di insetti in Wiewert, poté integrarli con le notizie, da quel lontano avamposto del mondo pietista, per non parlare delle notizie da Amsterdam, dove le donne godevano dei diritti legali di gran lunga maggiori, rispetto alle loro omologhe tedesche e le navi portavano merci, persone e idee provenienti da ogni angolo del globo. Per una donna abituata alle vivaci città di Francoforte e Norimberga, il fascino della vita semplice di Wiewert, inevitabilmente, impallidiva davanti le attrazioni della Golden Age di Amsterdam. Non poteva esserci posto più adatto, in Europa, per una donna d'affari indipendente che intendesse aprire un negozio e , nel contempo, rivedere alcuni aspetti del suo passato.

La morte della madre nel 1690 fu il pretesto per lasciare Wiewert e aprire un negozio ad Amsterdam, con il suo cognome da nubile. Nel 1692, la figlia maggiore, Johanna Helena, sposa un uomo d'affari olandese, Jacob Hendrrik Herolt, un simpatizzante labadista con contatti nel Suriname, mentre a Norimberga, Andreas Graff presenta istanza di divorzio. Maria Sibylla era finalmente indipendente, padrona del proprio laboratorio, con le sue due figlie e Herolt Jacob come i suoi soci. Il suo lavoro sugli insetti poté prosperare in Amsterdam come da nessuna parte prima; le navi portavano esemplari di piante e animali provenienti da tutto il mondo, e la città era piena di dotte conversazioni. A differenza dei suoi colleghi più aristocratici, tuttavia, Merian doveva guadagnarsi da vivere. In definitiva, tutto ciò che era presente nel suo negozio, eccettuato forse il suo Libro di appunti, era in vendita. Di conseguenza, un visitatore scientifico riferì di essere stato disgustato dalla sua venalità. Ma, tutto sommato, non avrebbe potuto essere altrimenti.

Eppure, anche Amsterdam non si rivelò abbastanza grande per contenere la curiosità Maria Sibylla Merian. L’attiva vita sociale della città sarà adatta, alle sue necessità di studio, tanto quanto lo furono le buone opere a Wiewert; quindi, nel 1699, all'età di 52, artista di successo, incisore, editore e filosofo naturale, decise di proseguire il suo studio degli insetti studi sul campo reale. Insieme alla figlia Dorothea partì per il Suriname, non verso la colonia Labadista ma diretta alla guarnigione olandese della città di Paramaribo. Madre e figlia avrebbero trascorso due anni ai tropici, osservando insetti, uccelli, rettili e anfibi, in condizioni veramente scomode. Infine, sebbene sempre operosa, Maria Sibylla dovette ammettere che la sua salute non avrebbe retto ai cinque anni di spedizione programmati. Madre e figlia tornarono ad Amsterdam con una cameriera nativa e molte casse di esemplari. Il successivo libro di Merian, TheMetamorphosis of the Insects of Suriname, edito ad Amsterdam, fu veramente di portata globale.

La mostra "Maria Sibylla Merian e Figlie", come anche il suo catalogo, si concentra per la prima volta su madre e figlie come gruppo. Maria si Sibylla stessa è il fulcro di un lungo capitolo in "Women on the Margins" (3) (testo tradotto per Laterza, "Donne ai margini. Tre vite del XVII secolo”), di Natalie Zemon Davis, dove la Devis afferma nella sua introduzione che non è corretto definire Merian una figura marginale. In un certo senso, naturalmente, il filo del rasoio è un margine, troppo spesso il margine scelto da donne (e uomini) di ambizione straordinaria. Dal punto di vista della biologia contemporanea, Kim Todd ha scritto della Merian in una ponderata, speculativa, biografia estremamente leggibile, “Chrysalis”. Il catalogo di Ella Reitsma per "Maria Sibylla Merian & Daughters" ha una visione altrettanto personale, trasmettendo l’interesse crescente dell'autore per la meticolosa arte di Merian. In ogni caso, anche se in modi molto diversi, un personale coinvolgimento ben visibile -e illuminante- da parte di questi autori compensa la scarsità frustrante di informazioni che abbiamo sulle reali origini degli insettini di Maria Sibylla Merian. Il meticoloso e diretto esame di Reitsma su dipinti, incisioni, libri e stampe colorate dei laboratori dei Merian rende facile per i lettori (aiutati da illustrazioni meravigliose) percepire le distinte sensibilità di tutti i diversi membri di questa abile, operosa, estesa famiglia, nella quale Maria Sibylla è fuor di dubbio il talento supremo. Come la madre, le figlie della Merian faranno carriera in luoghi lontani: un ritorno al Suriname per Johanna Helena e suo marito, e per Dorothea Maria e suo marito, un invito per San Pietroburgo addirittura da Pietro il Grande.

“Chrysalis” di Kim Todd affronta quello che è forse il risvolto più enigmatico implicito nella straordinaria carriera di Maria Sibylla Merian: che posto, infine, ha Dio in un mondo naturale che la sua ricerca ha rivelato così radicalmente diverso da quello che la gente aveva creduto? Secondo Padre Athanasius Kirker, uno dei primi utilizzatori del microscopio, il mondo in miniatura, sotto la sua lente, testimonia la infinità di Dio. Ma che pensare, Todd si chiede, di animali come le mosche parassite che Merian mostra predare sugli ignari bozzoli di farfalle? Questi meravigliosi esseri alati non potranno mai volare, anzi, verranno divorati dai vermi. Una tale prova della ferocia della natura, getterà Darwin nella disperazione.

Per Merian, abbiamo solo le note nel suo Libro di appunti, che registrano freddamente quello che è successo, senza riferimenti al piano di Dio, così come abbiamo solo un breve affermazione, in una lettera, che la sua vita coniugale era fonte di insondabile tristezza. Nelle loro rappresentazioni dei cicli della vita, inoltre, tutti i Merian, usavano necessariamente esemplari morti; solo così i loro modelli sarebbero stati fermi abbastanza a lungo per essere dipinti con precisione. Alla fine, è l’incombente presenza della morte a rendere queste immagini così diversi dai disegni di Leonardo, che, ad eccezione delle sue anatomie umane, tentano l'impresa impossibile di catturare la vita nell'atto stesso del vivere Proprio per tutto il suo colore e la chiarezza scientifica, quella di Maria Sibylla Merian è in definitiva un’arte tragica, pervasa dal un senso calvinista della predestinazione tragica, piuttosto che da angeliche metamorfosi.
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1. Olof Rudbeck Jr., Olavi Rudbeckii filii Ichthyologiae biblicae pars prima, de ave selav...non avem aliquam plumatam, nec locustam fuisse, sed potius quoddam piscis genus, manifestis demonstratur (Uppsala: Werner, 1705).
 

2. Tulipmania: Money, Honor, and Knowledge in the Dutch Golden Age (University of Chicago Press, 2007).

3. Women on the Margins: Three Seventeenth-Century Lives (Harvard University Press, 1995).