Cosa ti racconta un albero?

giovedì 3 gennaio 2013

Gli abeti di Basso Matanna


GLI ABETI DI BASSO MATANNA

E’ la tarda primavera del 1982. Non esiste ancora nessun libro sui grandi alberi, nessuno ha ancora mai indetto un censimento su di essi. La cosa è ancora faccenda privata fra me, il mio album di foto di grandi alberi, e i miei amici del Corpo Forestale. E’ appunto con il comandante della stazione forestale di Barga, brigadiere Remo Sacchini, che ci stiamo addentrando con la mia auto lungo la stretta strada provinciale che risale l’angusta valle del Turrite Cava, affluente del Serchio.  Dietro una delle tante curve, ecco profilarsi il triangolo grigio di una diga in cemento, dietro  la quale, ovviamente, troveremo il bacino artificiale. Abbiamo appena superato il bordo superiore della diga, posto appena più in basso della strada, quando ai nostri occhi si presenta uno spettacolo a dir poco disgustoso. Addossata alla diga, a formare quasi un’isola galleggiante, una distesa di rifiuti di ogni genere, soprattutto sacchetti di plastica pieni del loro contenuto. Abbiamo appena commentato la scena, quando il brigadiere prende a raccontare:
“Qualche tempo fa, sono passato qui, con la macchina di servizio, con a bordo un assessore del comune di Barga. Questi, noto per le sue battaglie in favore della natura, commentò:
-         Ah, io non faccio così. Io, ogni volta che esco con la famiglia a fare una merenda all’aperto, al termine faccio raccogliere tutto ben bene dai miei bambini, lo faccio mettere in un sacchetto, lo carico in macchina poi, tornando verso casa, appena passo sopra un ponte… lo butto di sotto”
Misericordia! E all’assessore, personaggio che ha nella sua mansione le sorti del benessere dei suoi concittadini, non era nemmeno passato per la testa che fra quei sacchetti c’era anche il suo, portato lì dal fiume dopo che lui l’aveva buttato di sotto!
Per fortuna, l’obiettivo della nostra passeggiata ci fa dimenticare queste riflessioni.
Dopo svariati chilometri di strada non impossibile e oltretutto allietata da scorci incantevoli, arriviamo a Basso Matanna, località non lontana da Palagnana, frazione del comune di Stazzema. Una stradina che si stacca sulla sinistra conduce dopo poche decine di metri a una casa posta proprio a pochi metri dal letto del torrente. Ancora c’è scritto “Albergo Basso Matanna”, ma ormai da tempo imprecisato non svolge più le sue funzioni.  Attorno, lungo il pendio  che dalla strada scende verso il Turrite, sono distribuiti numerosi abeti bianchi. Alcuni, più giovani, si comprende che sono figli di quelli più grandi. Quelli di dimensioni più interessanti, oggetto della nostra visita, sono tuttavia giù in basso, sono quattro, allineati davanti all’edificio, fra questo e il corso d’acqua.

Essi, pur coetanei dei loro simili disposti lungo il pendio, sono notevolmente più grandi e, quasi fossero il risultato di un progetto preciso, sono di grandezza a scalare dal primo verso monte all’ultimo.


La circonferenza del primo è di metri 4,45 ma anche il secondo non scherza (m. 4,10). L’altezza dell’abete maggiore, rilevata dallo stesso personale della stazione forestale, è di metri 43. Sulla panchina antistante l’edificio troviamo, intenti a prendere il sole, gli anziani coniugi Ridolfi, e sono essi, in particolare l’uomo, a rivelarci tutta la storia di queste piante, a partire dal giorno in cui vennero messe a dimora. Era il 1885, e sulle rive del Turrite si stava costruendo l’edificio che sarebbe poi divenuto albergo. Era stato previsto che attorno ad esso venissero piantati questi abeti, che un giorno vennero fatti arrivare a dorso di muli. Avvenne, purtroppo, che, mentre i muli avanzavano in fila indiana con il loro carico, quello che si trovava dietro quello che aveva sulla schiena il nostro abete, con la punta rivolta verso la coda, vedendosi ballonzolare davanti agli occhi la punta dell’albero, non seppe resistere alla tentazione e la azzannò con un morso che non riuscì a reciderla ma a spezzarla sì.
Gli addetti alla piantumazione, non appena videro quel povero albero con la punta ciondoloni, pensarono subito di buttarlo (cosa può valere un abete senza la punta?).
Uno dei muratori che in quel momento stavano lavorando alla costruzione dell’albergo, ebbe invece diversa idea e tentò un’estrema operazione. Rimise in asse la punta col resto dell’albero, legò il tutto con delle bende e fece piantare l’abete che non solo sopravvisse, ma divenne il più grande e il più bello di tutti.


Tutte queste cose erano state raccontate ai coniugi Ridolfi dalla loro vicina di casa Olga Raffaetà la quale faceva notare agli stessi una curiosa coincidenza. Lo stesso anno in cui venivano piantati gli abeti, nasceva sua sorella, una bambina cui veniva messo nome Argemide. La cosa più strabiliante era che in quel momento, primavera 1982, mentre i Ridolfi mi raccontavano questa storia, la bambina era ancora viva, aveva 97 anni ed era perciò coetanea degli abeti.
Dopo la loro messa a dimora, gli abeti posti davanti all’albergo crebbero a ritmo elevato, quasi 5 cm l’anno, proprio per la vicinanza del fiume. Non solo, ma proprio davanti all’albergo era stato realizzato, con una piccola diga posta un po’ più a valle, un piccolo invaso per le esigenze di una ferriera posta ancora più a valle.  Questo spiega il diverso sviluppo dei quattro abeti rispetto a quelli posti lungo il pendio.
Sono passati 20 anni e, più o meno nella stessa stagione del 2002,in previsione del nuovo libro sugli alberi della Toscana, torno a Basso Matanna. Non c’è più nessuno. Non ci sono più i coniugi Ridolfi, ovviamente non c’è più la signora Argemide (che altrimenti avrebbe 117 anni) ma ci sono ancora gli abeti e il più grande sta per sfondare il tetto dei 5 metri (esattamente metri 4,95).

Sono passati altri 10 anni; siamo alla primavera del 2012; 30 anni dal giorno in cui ebbi il piacere di ammirare per la prima volta gli abeti di Basso Matanna. Non sono più andato sul posto, ma da lì il mio amico Ettore Benedetti, uno dei più assidui e affidabili cercatori di alberi, mi manda le ultime informazioni… ma anche le ultime foto. Qualcuno – diciamo il peccato, non il peccatore – ha cominciato a restaurare tutto il complesso. Nell’ambito di questa ristrutturazione, ha pensato bene di mettere mano anche agli abeti. Ed ecco quello che ha combinato. C’è bisogno di commenti?


E poi, gli abeti davanti all'albergo erano quattro: dove sono gli altri due?



Il racconto, è quello riportato nei miei libri, le foto sono di Ettore Benedetti. I commenti, se ce ne saranno, saranno tutti affidati ai lettori.