Cosa ti racconta un albero?

martedì 22 gennaio 2013

Meditando sotto un albero (parte prima)

Bodhi-Tree di Alice Mason
 "Se volete ottenere l'illuminazione, non dovete studiare innumerevoli insegnamenti. Approfonditene solo uno. Quale? La grande compassione. Chiunque abbia grande compassione, possiede tutte le qualità del Buddha nel palmo della propria mano."
-- Buddha --
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Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.

Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla.
(Franco Battiato)


Oggi iniziamo il nostro viaggio nel mondo della spiritualità (ho suddiviso l'argomento in più articoli perchè troppo vasto) accompagnati da questo bellissimo sottofondo di Battiato parlando di alberi e meditazione e partendo proprio dal linguaggio più diretto che è quello dell'Amore, della Compassione e della comunicazione non verbale, il linguaggio del puro intento. Gli alberi da sempre sono stati ponti attraverso i quali gli uomini hanno potuto sperimentare questo linguaggio. E per quale motivo,voi vi starete chiedendo? Beh io risponderei senza esitazione che gli alberi sono gli esseri più antichi che hanno saputo sviluppare la compassione più di qualsiasi altro essere sulla Terra. L'albero non chiede niente e accoglie e sfama ogni altro essere che a lui si avvicina.Chi se non l'albero è in grado di dare incondizionatamente? Qualcuno troverà strana la mia affermazione ma se ci pensate bene a quale altro essere sul pianeta Terra affidereste i vostri dolori più grandi se non ad un albero? Non a caso il nostro blog si chiama "Quelli che parlano agli alberi". Qualcuno si aspetta che noi abbiamo chissà quale conversazioni o poteri soprannaturali, voglio rispondere anche a chi spesso mi cerca volendo soddisfare questa curiosità e puntualmente ne resta deluso... Gli alberi sanno di me, di noi ciò che l'uomo non riesce a comprendere e tutto questo non è racchiudibile in poche spicciole parole o in conversazioni da pettegolezzo, spesso è complicato anche per noi stessi tradurlo in parole, ecco allora che ci vengono in aiuto altre forme comunicative, nel mio caso la poesia, in altri l'arte, la musica, la danza, discipline meditative ecc... La comunicazione si attua in mille modi diversi ma quella intuitiva difficilmente necessita di traduzione. Provate ad abbracciare un albero assieme ad altre persone percepirete tutti la stessa energia ma ognuno nel suo specifico modo, e tutti assieme sarete istantaneamente collegati alla stessa fonte energetica, sensoriale e comunicativa. 
A tal proposito Paramahansa Yogananda scriveva:
“Sentite l’amore di Dio; e in ogni persona vedrete il volto del Padre, la luce dell’Amore che risiede in tutti. Scoprirete una relazione magica e viva che lega gli alberi, il cielo, le stelle, tutta la gente, e tutte le cose viventi, e sentirete di essere uno con loro. Questo è il codice dell’amore divino.”



Perchè dunque i grandi saggi hanno sempre trovato il centro del proprio essere, la propria illuminazione sotto un albero?
"Gli antichi yoghi scoprirono che il segreto della Coscienza Cosmica è intimamente legato alla padronanza del respiro. Questo è il contributo impareggiabile e immortale che l'India ha apportato al patrimonio di conoscenze del mondo. La forza vitale, che normalmente viene assorbita dal compito di sostenere il pulsare del cuore, deve essere liberata per svolgere attività più elevate, con l'aiuto di un metodo per acquietare le incessanti esigenze del respiro".
(Sri Yukteswar)
Dunque è dal respiro che parte la nostra consapevolezza e quale miglior maestro potremmo trovare che possa insegnarci la respirazione se non l'albero che rappresenta il polmone della Terra? Rimaniamo in India terra di mistici e di alberi sacri . Chi vi viene in mente?
Vi verrà subito in mente Siddharta Gautama, che nacque addirittura in un bosco e che ad un certo punto all'età di trentacinque anni, meditando sotto un albero, poi conosciuto come l’albero della Bodhi o del Risveglio presso Bodhgaya (nell'attuale regione del Bihar, in India), raggiunse lo stato dell'Illuminazione, lo stato di completa e profonda saggezza, al di là di ogni sofferenza. Da quel giorno il principe Siddharta fu noto come il Buddha, il Risvegliato. Attualmente invece pensiamo a Ram Bahadur Bomjon (o Bomjan o Banjan) (nato il 9 aprile 1990), nome ufficiale buddhista Palden Dorje, conosciuto anche come il piccolo Buddha, è un giovane monaco nepalese del villaggio di Ratanapuri. La sua fama è dovuta alla profonda meditazione alla quale si dedica sotto un albero nella foresta di Piluwa, senza apparentemente nutrirsi, dal 16 maggio 2005. (parleremo approfonditamente di questi personaggi in un altro articolo che sto preparando).

Ritornando alla compassione voglio riportarvi la storia bellissima della creazione dell'albero (di cui ci sono molte versioni) tratta dallo Shiva Purana.

Shiva, osservando l’eterna sofferenza che doveva sopportare il genere umano di generazione in generazione, si chiese perché gli dei si dedicassero a creare e a distruggere la razza umana, provocandole tanta sofferenza. Mentre cercava una risposta soddisfacente, le lacrime cominciarono ad uscire dai suoi occhi, ed ovunque caddero sulla terra, fecero nascere un possente albero di Rudraksha.

Le Rudraksha sono quindi un dono di Shiva all’uomo, una manifestazione della sua compassione, un aiuto per alleviare le sofferenze dell’umanità.Cosa sono le Rudraksha? Sono “sfere” di consistenza legnosa, portate sui corpi seminudi di sadhu ed asceti, sovente in gran numero, a guisa di collane, braccialetti, cavigliere od altro. Esse in hindi sono chiamate Rudraksha, mantenendo l’antica denominazione sanscrita, e sono il nocciolo (endocarpo) del frutto di un albero che ha lo stesso nome. Alle Rudraksha sono attribuiti tutta una serie di poteri e di effetti benefici sull’uomo e sugli animali minuziosamente dettagliati in alcune Sacre Scritture, tra cui lo Shiva Purana, la Rudraksha Jabalopanishad e lo Shrimad Devi Bhagwatam.Esse concederebbero calma e pace mentale, divenendo un valido supporto per la meditazione e la pratica dello Yoga. Ricerche in ambito accademico e non, hanno riconosciuto alle Rudraksha una notevole attività elettromagnetica, che interagirebbe con il sistema nervoso periferico di chi le porta a contatto con la pelle. Si ipotizza anche che esse possano operare in forma simile ai condensatori dei circuiti elettrici. 


L’albero delle Rudraksha è una latifoglia sempreverde della famiglia delle Elaeocarpaceae. Il suo nome scientifico è Elaeocarpus ganitrus Roxb. (sinonimo Elaeocarpus sphaericus K. Shum.): il nome di genere ricorda la somiglianza del frutto con quello dell’olivo, mentre quello specifico deriva dal suo nome indonesiano. E’ specie tropicale e sub-tropicale, probabilmente nativa di Nepal ed India, della Malesia e dell’Indonesia (in particolare Java e Bali).E’ albero ad accrescimento relativamente rapido, può raggiungere i 30 metri di altezza ed il metro e mezzo di diametro. Fiorisce in differenti epoche dell’anno, a seconda dell’area geografica in cui vive, producendo fiori biancastri, profumati e riuniti in densi racemi; i frutti maturano tra agosto e novembre, prendendo un bellissimo e vistoso colore blu. Guarda caso, lo stesso colore del corpo di Shiva!


Tutto questo accade in India che da sempre ha una venerazione per gli alberi. Anche nella cultura europea e in tutte le altre culture l'albero ha avuto il ruolo sacro di mediatore di energie celesti ma il progresso ha mano a mano fatto scomparire questa sacralità un po'ovunque, assimilinado il culto pagano alle varie religioni imposte dagli uomini. In questo contesto, l’India si pone come caso assolutamente particolare nel panorama mondiale: il culto degli alberi, che si perde nella notte dei tempi, canonizzato dalle scritture sacre, ed ancor prima rappresentato su sculture in pietra dell'età del bronzo, continua in forma diffusa ancora oggi, costituendo una corrente tutt’altro che secondaria nell’immenso fiume della devozione e spiritualità indiane. Esso interessa ogni religione dell’India, con l’unica eccezione del sikhismo. La superficie di questo sterminato Paese è cosparsa di maestosi alberi, spesso antichi, dove la gente si ferma a pregare ed a meditare, a cui si offrono cibo, acqua, fiori ed incenso. Gli alberi sempre una componente importante del paesaggio e della vita e membri a pieno titolo della comunità. Umanizzati a tal punto che ancora oggi, negli sperduti villaggi dell'India rurale, due piante della stessa specie che crescono accanto sono considerate come marito e moglie, e talora vengono addirittura unite formalmente in matrimonio.Questo accade anche da noi vi ricordate lo sposalizio degli alberi che ancora oggi si celebra a Viterbo? Non solo: presso alcune tribù, in situazioni particolari, è tuttora in uso il matrimonio tra un uomo o una donna ed una pianta, che precede il "normale" matrimonio, allo scopo di rimuovere ostacoli vari e di rendere duratura l'unione.

E invece nella nostra tradizione ... Anche noi abbiamo un albero sacro e con potente simbologia nelle Sacre Scritture...ma non mi soffermo per ora sul ruolo dell'albero nella simbologia Cristiana perchè non mi basterebbe l'intera giornata, però quale è il nostro albero della Vita ? Il melo di Eva? il fico? Quale sarà questo pomo mitico? Quale l'albero rappresentativo della cultura cristiana?

Figurazioni del peccato originale in due distinti dipinti di Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553): Adamo ed Eva, rispettivamente del 1526 
(Courtauld Institute of Art Gallery, Londra) e del 1533 (Kunsthistorisches Museum di Vienna). Il frutto in questione è classicamente la mela

A tal proposito sempre Yogananda un giorno disse al suo Maestro Sri Yukteswar: «La storia di Adamo ed Eva è per me incomprensibile. (..) Perché mai Dio punì non solo i due colpevoli ma anche tutte le generazioni a venire?» Il Maestro rispose: «La Genesi è profondamente simbolica e non può essere compresa se interpretata letteralmente. Il suo “albero della vita” è il corpo umano. La spina dorsale è come un albero capovolto; i capelli dell’uomo sono le sue radici, e i rami sono i nervi afferenti ed efferenti. L’albero del sistema nervoso porta molti soporosi frutti, cioè le sensazioni della vista, dell’udito, dell’odorato, del gusto, del tatto. In essi l’uomo può legittimamente indulgere, ma gli fu proibita l’esperienza del sesso, il “pomo” al centro del giardino corporeo. Il serpente rappresenta l’attorcigliata energia spinale che stimola i nervi sessuali. Adamo è la ragione, Eva il sentimento. Quando l’emozione o “coscienza di Eva” in un essere umano è sopraffatta dall’impulso del sesso, allora la sua ragione, Adamo, soccombe anch’essa».


dipinto di Vladimir Kush
Osservando una mela tagliata il caro vecchio pomo mi pare davvero famigliare e in effetti non ricorda anche a voi le parti intime femminili? O forse la parola mela deriverà dall'errata traduzione latina di malum (male)? Nel dipinto sottostante invece Michelangelo dipinge l'albero della vita come un fico, e del resto gli alberi sacri più antichi sono dei ficus (vedi l'albero della Bodhi che è un ficus religiosa) oppure  i sicomori nell'antico Egitto (la cui storia antica sarebbe interressante da ripercorrere)... Beh anche il frutto del fico mi ricorda una simbologia sessuale, stavolta molto più maschile... insomma ora non divaghiamo troppo... questo potrebbe essere un altro bello spunto per un prossimo articolo no?




Michelangelo (1475-1564): ‘Il Peccato originale' e ‘La cacciata dal Paradiso terrestre' sulla volta della Cappella Sistina (1508-1512) a Roma. Notare le foglie dell'albero (in alto a sin.): sicuramente delle foglie di fico

Visto che abbiamo a lungo parlato del mistico Paramahansa Yogananda e dell'Amore e della compassione come via verso l'illuminazione se qualcuno di voi volesse beneficiare del suo influsso spirituale vi consiglio un libro appena uscito dal titolo "108 palpiti d'Amore" in cui trovate 108 messaggi d'amore. Voglio farvi un regalo dunque ... Per scoprire in anteprima qualcuno di questi messaggi cogli la mela qui sotto ...cliccandoci su. No non aver paura qui non siamo in Paradiso... oppure si ?
Clicca la foto per aprire i messaggi d'amore e leggere un estratto del libro
 
L'amore non dipende da un incontro, da una persona, da una storia romantica. L'amore si risveglia con i palpiti nel nostro cuore, che possono esserci sempre, con la giusta pratica.Questo libro ci offre tale pratica: Yogananda ci guida verso un cuore che potrà sempre risuonare con dei palpiti d'amore, in modo da colmarlo con la sostanza stessa della vita: il puro Amore.
La legge dell'amore è una scienza molto più vasta di qualsiasi scienza moderna. L'amore guarisce. L'amore ci porta la pace, sia nel nostro cuore che nel mondo. L'amore ci dona una felicità duratura. L'amore rende il nostro viso e i nostri occhi più belli. L'amore ci fa ridere delle ricchezze materiali. Ci aiuta a imparare qualsiasi cosa con maggiore velocità. L'amore ci rende instancabili al lavoro e ci dona infinita ispirazione. L'amore ci fa veramente godere la vita. Più amore significa più vita. E l'amore ci porta la vera vita.

Ma perchè proprio 108? Il numero 108* è  considerato “numero sacro, in molte regioni indiane, legato alle pratiche dello yoga e del Dharma:
  • Secondo la tradizione Hinduista - ad esempio - le divinità hanno 108 nomi, ed è considerata una pratica sacra quella di recitare durante i riti religiosi questi nomi, contandoli sui grani dell' Akshamala (o Mala).
  • Allo stesso modo i monaci Zen indossano uno Juzu (simile all'Akshamala, però da polso) formato anch'esso da 108 grani.
  • Il Buddhismo tibetano crede esistano 108 peccati, e 108 bugie che gli uomini possono dire.
  • In Giappone, nei festeggiamenti di fine anno, si suona una campana per 108 volte, ognuna delle quali rappresenta una delle 108 tentazioni terrene che l'uomo deve superare per raggiungere il Nirvana.
  • 108 è il numero delle intersezioni delle linee tra i Chakra, che convergono sulla linea del cuore e portano alla realizzazione e all' auto-coscienza.
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La più grande storia d’amore è quella con l’infinito. Voi non avete idea di quanto la vita possa essere bella. Quando improvvisamente trovate Dio in ogni luogo, quando Lui viene da voi e vi parla e guida, la storia d’amore col divino è cominciata.
(Paramahansa Yogananda)


Aspettando l' illuminazione sotto la mia magnolia (funzionerà?) 
vi saluto e vi rimando alla prossima puntata di 
"Meditando sotto un albero"

Valentina Meloni 
 

CURIOSITA' E APPROFONDIMENTI

*108  nasce dal 12x9 e che con tutti i suoi multipli e sottomultipli (in particolare 108:2:2=27, 108:3=36, 108:2=54, 108x2=216, 108x2x2=432, 108x2x3==648) compare in continuazione da un estremo all'altro del continente euroasiatico: Angkor Vat, in Cambogia, ha 54 torri, 108 statue ai lati del viale di accesso; 540 statue di divinità Deva e Asura e così via; il tempio di Baalbek, in Fenicia, aveva 54 colonne; nella città santa di Lashanmjh, in Tibet, c'erano 108 templi; 108 cappelle del tempio di Padmasambhava, il re sumero Enlil regalò 108 aromi ad Aadamu, il ciclo temporale indiano, Manvantara, è di 64.800 anni; il ciclo di Kalga corrisponde a 4320 milioni di anni; la durata del regno antidiluviano nella mitologia babilonese è di 432.000 anni, quella sumera di 108.000, i rosari buddista e indù hanno 108 grani, i libri sacri tibetani del Khagiur sono composti da 108 volumi, il Rig Veda ha 10.800 versetti, con 40 sillabe per versetto, per un totale di 432.000 sillabe; il Valhalla delle saghe nordiche ha 540 porte, da ciascuna delle quali escono 800 guerrieri, per un totale di 432.000


Paramhansa Yogananda nacque nel 1893 a Gorakhpur, in India, come Mukunda Lal Ghosh, da una famiglia benestante del Bengala. Divenne discepolo a diciassette anni del grande swami Sri Yukteswar (a sua volta discepolo di Lahiri Mahasaya), presso il cui ashram rimase dieci anni. Nel 1915, dopo la laurea presso l'Università di Calcutta, entrò a far parte dell'ordine monastico del suo maestro, ricevendo il nome di swami Yogananda. Nel 1920 giunse a Boston, in qualità di rappresentante per l'India al Congresso internazionale dei leader religiosi. Qui, nello stesso anno, fondò l’associazione religiosa Self Realization Fellowship (SRF), poi stabilita definitivamente a Los Angeles nel 1925, attraverso la quale per oltre trent'anni, con innumerevoli viaggi, conferenze e lezioni, espose al mondo occidentale gli insegnamenti dello Yoga e della meditazione. Nel 1935 compì un lungo viaggio tra Europa e Africa per fermarsi poi, oltre un anno, in India, dove il suo maestro Sri Yukteswar gli conferì il titolo monastico di Paramahansa (cigno supremo). Entrò nel mahasamadhi il 7 marzo 1952, lasciando sia all'Oriente che all'Occidente un'immensa eredità di ordine spirituale e morale, testimoniata e diffusa nel mondo, così come in Italia, dai numerosi centri SRF esistenti. Gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda sono contenuti nel libro Autobiografia di uno yogi e in molti suoi scritti, tra lezioni, discorsi e commenti, conservati e divulgati dalla SRF e pubblicati, direttamente o per suo conto, in oltre 25 paesi.