Cosa ti racconta un albero?

lunedì 9 dicembre 2013

"Vogliamo restare" appello di un popolo intero


Con questa mostra, inauguratasi lo scorso 7 dicembre a Roma, che catalizza l'attenzione verso la natura e l'ambiente  Carlo Cordua, artista di indiscussa fama già presente in questo blog, si riconferma "un poeta della natura"come lo avevo già definito nel mio primo articolo-intervista di quasi un anno fa. In questa intervista l'artista di origini partenopee ci parlava della sua terra così:




"Il legame con la mia terra d’origine non è descrivibile a parole. La mia terra è come una madre, io la amo come un figlio e non potrei mai rinnegarla, mi regala infinite emozioni sia come artista sia come uomo. La mia terra è l’humus che mi permette di sopravvivere e crescere, di affondare la radice al centro del mio essere, di stare centrato nel mio percorso di uomo e di artista."

Pastellista d'eccezione Carlo è un artista molto attento ai temi sociali e anche quest'anno si riconferma nel suo ruolo di paladino del verde con una mostra tutta dedicata agli alberi... ma non solo. La sua infatti è un' esposizione che si fa vera e propria denuncia del silenzio e dell'omertà che circondano il più grande disastro sociale dei nostri tempi: l’avvelenamento di massa che ha colpito la sua terra, la Campania.

Carlo Cordua, come vi avevo narrato nella sua intervista, si era già occupato di questo tema con il dipinto dal titolo "Omaggio alla politica" attraverso il quale ci aveva dimostrato che il suo impegno verso la tematica ambientale, sa farsi denuncia provocando uno shock emotivo al fruitore dell’opera che,  abituato al tuo idillio poetico di paesaggi incontaminati, non può che stupirsi e porsi quegli interrogativi che sono alla base di una sana consapevolezza civica e ambientale. 

Oggi torna a riportare l'attenzione verso la sua terra violentata attraverso una mostra, certamente poetica, ma dal chiaro messaggio di forza comunicativa che lascia parlare gli alberi con lo slogan "Vogliamo restare" 


Slogan creato da Carlo Cordua



Carlo Cordua inaugura la mostra



Nel 2010 gli alberi di Cordua, cui è riconosciuta una capacità straordinaria nel veicolare importanti messaggi sociali, attraverso la mostra “Qualcosa in più della speranza” svoltasi alla Camera dei Deputati prima e poi al Grattacielo Pirelli di Milano riuscirono a smuovere la coscienza degli italiani riguardo a un tema molto delicato: la prevenzione dell’AIDS. E così ancora una volta a Roma saranno i suoi alberi a parlare, a protestare contro l’indifferenza delle autorità verso una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata.

"Volo enigmatico" pastello su tela di Carlo Cordua
Come si può ben vedere in questo dipinto (piccolo anticipo della mostra) le radici di questi alberi non hanno terra. E' sarà l'amara realtà non solo degli alberi ma degli stessi Napoletani se non s'interviene subito per fermare e porre rimedio allo scempio ecologico che sta avvelenando un'intera popolazione.

Per Carlo Cordua come abbiamo visto l'albero è metafora dell'uomo

"L’albero nel mio immaginario è un riferimento importante, quasi una metafora per l’essere umano. All’albero puoi fare qualsiasi cosa, subisce molestie di ogni tipo ma continua a donare frutti. Così dovrebbe essere per l’uomo, non dovrebbe coltivare il rancore ma la speranza, non dovrebbe distruggere ma mantenersi in uno stato di creazione continua. L’uomo come l’albero dovrebbe mantenersi in equilibrio sotto ogni tempo, farsi plasmare dal vento degli accadimenti andandogli incontro e restare fermo nelle sue proposizioni e nei suoi principi."

Il “silenzio della coscienza” è il titolo di questa mostra che dal 7 al 21 dicembre 2013 sarà ospitata a Roma alla Coronari 111 Art Gallery di Via dei Coronari 111. 
La mostra di bellissimi quadri raffiguranti la natura cui parteciperanno volti noti del cinema e della televisione e presentata dal regista Claudio Risi e dalla famosa oncologa Melania Rizzoli vuole essere ancora una volta un appello per dire di no al biocidio della terra dei fuochi, e all’inquinamento dell’intero Paese con l’intento di far giungere il grido di speranza ma anche di disperazione di chi sta subendo il più grande avvelenamento della storia. Un fenomeno che coinvolge tutti gli italiani. 
Questo dramma non può essere più taciuto e grazie alla solidarietà dei personaggi famosi che interverranno e che vogliono sostenere appieno la sofferenza di una terra martoriata e distrutta e alla presenza di tutti i media il grido potrà giungere ancora più forte.
“Oggi chiunque tace diventa complice. Spero che la natura riesca ad arrivare alle coscienze di chi in questo disastro ha responsabilità"
Cordua lancia anche una sfida all’antico sogno dell’uomo di liberarsi nell’aria e dominare il mondo dall’alto. Come si può vedere alcuni alberi  sono rappresentati con le radici in aria, distaccati dal suolo,mentre  spiccano il volo imprimendo alla sua pittura una fibrillante vorticosità senza rinunciare al peso della terra. 

"Levitazione ideologica" di Carlo Cordua

“ Mi ha colpito molto una frase del grande filosofo e poeta Henry Thoureau" spiega l’artista “Grazie a Dio gli uomini non possono ancora volare e sporcare i cieli così come fanno con la terra!” Volare è simbolicamente legato all’elevarsi al di sopra della realtà quotidiana, sopra il mondo che si conosce, compensando con la facilità e la leggerezza tutta la pesantezza della realtà e dall’alto trovare una soluzione. "







Carlo Cordua vuole sollevarsi sopra una realtà che non lascia speranza, una realtà che fiacca l'orgoglio, che spezza le reni, che piega i principi, che violenta i sogni e il futuro... Carlo denuncia attraverso i suoi dipinti, lo scempio di una violenza che non ha fine e davanti cui nessuno può e deve chiudere gli occhi!
"La terra violentata" di Carlo Cordua

"La terra violentata" è stata descritta e accompagnata da uno scritto del magistrato Nicola Russo, che voglio riportare qui integralmente:

"Quando sei arrivato la prima volta avevi il vestito "buono". Ti sei fermato lì a guardarmi e quasi mi piacevi. A qualcuno avevi anche sussurrato che ti sembravo ideale. Poi sei tornato con quegli altri, di notte e con i vestiti sporchi. Sei arrivato mentre riposavo, d'improvviso. Mi avete preso senza nessun freno. Io avevo il respiro fermo, gelato in gola. Uno dopo l'altro mi avete squarciato. Siete entrati dentro di me con furia, violentandomi con tutto il disprezzo che la vostra indifferenza verso il mio corpo attonito sapeva esprimere.
Mi avete riempito del vostro sperma maleodorante ed infetto, lasciandomi lì senza nessun rispetto, senza più speranza. Nel buio sentivo solo le vostre parole fredde come lame, i vostri movimenti rapidi, i rumori, il dolore di sentirmi svuotare e riempire di morte. Non vedevo i tuoi occhi. Tu non mi guardavi.
Ora al sole mi ritrovo logora, sporca, ferita, sola. Dentro di me non nascerà nulla che ti ricordi come l'uomo dal vestito "buono". Tu sei solo il dolore nella notte e mi hai reso fango.
Avrei potuto donarti tutto il mio amore, avrei potuto esserti fedele sempre ed ogni giorno sarei stata per te bella e ridente. Avrei potuto essere ...la tua Terra."
( Nicola Russo- Magistrato)

Sollevarsi dalle brutture del mondo per lasciarci dietro un cumulo di macerie, no non è questo che vuole Carlo. Carlo è un artista sublime, "un poeta della natura" e come poeta va lasciato volare tra gli alberi parafrasando una famosa poesia di Alda Merini (Tu non sai)

Tu non sai : ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto : i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.


Va lasciato volare tra gli alberi per raccontarci di un mondo ancora possibile, per far parlare gli alberi e farli camminare tra noi con un messaggio di speranza e d'accusa: Noi vogliamo restare!

Nell'intervista a Carlo Cordua avevo chiuso l'articolo scrivendo così:

"La muta osservazione di un dipinto è uno dei pochi momenti in cui la mente fa silenzio, fa spazio all'osservazione, apre la porta verso un'altra dimensione, bisogna ringraziare i pittori che in mezzo al frastuono dei giorni sanno riportarci alla contemplazione..."

Oggi il silenzio è ancora una volta  protagonista dei ritratti d'albero di Carlo Cordua ma non più come elemento necessario alla contemplazione, bensì come tacita (neppure tanto anzi direi conclamata) accusa all'omertà e alla corruzione di chi si fa complice del genocidio silenzioso quanto impietoso che sta attraversando la Campania e il nostro paese intero.

                                                            (Valentina Meloni)