Cosa ti racconta un albero?

martedì 31 dicembre 2013

La quercia del pentimento e la Santa Bella


Questa signora quercia si trova non molto distante da casa mia eppure non tornavo da lei da molto tempo. Volendo lasciarvi un augurio speciale per questo nuovo anno ho deciso di fare qualche fotografia e raccontarvi la sua storia. L'albero in questione è una roverella, Quercus pubescens, con una circonferenza del tronco approssimativamente di 4 metri e un'altezza di mt 18. La sua corteccia all'altezza della biforcazione dei rami maggiori è completamente ricoperta di muschio e adesso in inverno si presenta, come è consuetudine per tutte la sua specie, con le sue foglie dorate ancora in attesa di cadere come tanti ninnoli che si muovono ad ogni alito di vento. La sua aura mistica è davvero potente e io la immagino proprio come la quercia dell'antica leggenda della Quercia che si fece beffe del demonio ...leggete voi come












LEGGENDA DELLA QUERCIA E IL DIAVOLO

Un giorno il diavolo volle andare da Dio a chiederle una cosa.Fattosi coraggio gli rivolse la domanda: “tu o Signore sei padrone di tutto l’universo, mentre io povero diavolo, non posseggo nulla in questo mondo…Ti prego pertanto di concedermi la potestà su una minima parte del creato.”E Dio gli chiese: “cosa desidereresti avere” e il diavolo: “ il potere sui boschi e le foreste!” E Dio decretò: “così avvenga. Il potere su boschi e foreste ti appartenga quando questi d’inverno quando saranno senza foglie. Tornerà a me, invece, nelle altre stagioni,quando gli alberi saranno coperti di foglie.”Saputa la notizia dell’avvenuto patto, tutti gli alberi del bosco cominciarono a preoccuparsi finchè l’inquietudine si trasformò in agitazione.Il carpino, il tiglio, il platano, il faggio, l’olmo si chiedevano avviliti: “Cosa possiamo fare? A noi le foglie cadono proprio in autunno, e noi non vogliamo appartenere al diavolo, neanche per una sola stagione.” Finchè al faggio venne l’idea di consultare l’albero più saggio dei saggi, la quercia. La quercia quando sentì la storia del patto riflettè molto, e alla fine disse:“ Faremo così, cari amici… io tenterò di trattenere sui rami le foglie secche, finchè a voi non saranno spuntate le nuove! In tal modo il demonio non potrà avere il dominio su nessuno di noi.” Così avvenne e il diavolo rimase beffato. Da allora la quercia trattiene il fogliame secco per tutto l’inverno, finchè in primavera spuntano le prime foglie verdi.
 Ora sapete perchè la quercia è l'ultimo albero a perdere le foglie e ogni volta che ne vedete una pensateci... vi parrà ancora più bella.

Eccomi. Mi avvio per la strada in quel luogo che un tempo era un folto bosco in cui vivevano (ancora se ne vede qualcuno oltre a quello di pietra sull'architrave a fianco alla chiesetta) famiglie di daini e comunità di piccoli animali da selvaggina, la zona fu probabilmente riserva di caccia dei signori del posto.
Tra Pozzuolo e Petrignano, in località Giorgi, presso Petrignano sul Lago (338 m s.l.m.), situato lungo la strada etrusco-romana che da Chiusi, attraverso le colline del Trasimeno, si collega a Cortona ed Arezzo, si trovano la Chiesa di S. Ansano e la Quercia del Pentimento a fianco alla quercia, di cui sopra vedete la foto, sorge la piccola chiesa costruita nel 1756 in memoria del pentimento di S.Margherita. 





 La storia di questa quercia è strettamente collegata alla vita di una delle sante più popolari dell'Italia centrale appunto Santa Margherita da Cortona. * Di lei Giovanni Paolo II disse:
"Giovane di rara bellezza... divenne donna di fascino interiore. Era madre, ma non era riuscita a diventare pienamente sposa. Ragazza povera in difficoltà con la propria famiglia, Margherita non temette di sfidare l'ambiente per seguire, dopo l'amore di un uomo,l'amore più grande di Cristo"
Papa Benedetto XIII invece la definì in occasione della sua canonizzazione, avvenuta il 16 maggio 1728, una "novella Maddalena".
La vita
Santa Marghierita da Cortona, detta La Santa bella, nonchè "la peccatrice"(prima della sua conversione) fu ragazza di umili origini. Nacque nel 1247 a Laviano (ora territorio di Castiglione del Lago,Trasimeno), nel podere paterno lungo i bordi della Val di Chiana e venne battezzata nell'antica pieve di Pozzuolo Umbro, dove attualmente sorge la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Rimase presto orfana di madre e la vita con la matrigna fu molto dura ; dall'età di diciassette anni visse come concubina (ma tuttora c'è un aperto dibattito e lunghi studi in merito alla questione se fosse sposata o meno)  con un nobile di Montepulciano, Arsenio (identificato con Raniero del Pecora, dei signori di Valiano), dal quale ebbe un figlio. Margherita, incontrò il giovane in un giorno d'estate del 1263, ritornando dalla palude presso cui andava a pesca, e dopo quella volta gli incontri si fecero più assidui. Lui ricco e di nobili origini, lei bella,  contadina e in confronto ad Arsenio povera.... Attratta da un amore che le appariva promettente, ella accolse l'invito di Arsenio a trasferirsi nel suo castello di Montepulciano fuggendo da sola e di notte, discendendo da Laviano verso il fondo acquitrinoso della Val di Chiana. A quei tempi la Val di Chiana non era ancora attraversata dal Canale Maestro iniziato da Antonio Ricasoli nel 1551, nè era stato colmato il tratto fra il Lago di Chiusi e quello di Montepulciano: Margherita rischiò quindi di rimanere impigliata fra i canneti o addirittura di affogare, essendosi la barca capovolta. Questo momento così importante viene fissato anche dalla Legenda in una rilettura a posteriori dell'episodio: "Ricorda, poverella, quando traversasti l'acqua da sola nella notte ... io mi ricordai di esserti padre misericordioso, ti protessi benevolmente e ti liberai dal pericolo" (I, 2).
La coppia passava molto tempo in una residenza di caccia nelle colline al confine tra Umbria e Toscana, appartenente al feudo valianese dei Del Pecora. Ancora oggi, in questo castello, si trova una cappella ricavata dall'antica entrata del castello dedicata alla santa, che visse in quelle stanze nel XIII secolo.
  "Nella città di Montepulciano incedeva adorna di tanti vestiti, con fermagli d'oro tra i capelli, a cavallo o a piedi, col viso dipinto, ostentando la ricchezza del suo uomo "(II, 14) ma "mentre veniva riverita dai nobili o dai popolani della città o della campagna, li rimproverava perchè sapendo della sua riprorevole condotta avrebbero dovuto toglierle il saluto e neppure rivolgerle la parola" (I, 11).
 " Santa M. trova il cadavere sotto la quercia" di M. Benefial -Chiesa di Santa Maria in Aracoeli -Roma

Nel 1273 Arsenio, durante una battuta di caccia in una delle sue proprietà di Petrignano del Lago, venne aggredito e assassinato da un gruppo di briganti: Margherita, secondo la leggenda, seguì a piedi il cane di Arsenio dalla sua residenza presso Valiano fino in località Giorgi, presso un piccolo boschetto, dove trovò il corpo dell'uomo; luogo in cui si trova appunto la quercia secolare  del Pentimento".

A memoria di questo evento la quercia è stata decorata con chiodi e cartello. Ho subito pensato: "ma, visto che la quercia è considerata sacra ed è venerata quasi come la santa, era proprio necessaria questa crocifissione? O il cartello poteva pure esser posto in altro modo visto che già sul frontespizio della piccola  chiesa si trovano ben due targhe commemorative?" Ovviamente la mia è una domanda retorica ma dato che ancora nessuno ha alzato una voce in difesa della corteccia antica di questo essere mi sembrava doveroso fare un appello oltre che una constatazione della tortura al buon cuore di chi ha affisso quella targa...
 

Torniamo a Margherita che  si trovò col suo bambino improvvisamente sola, costretta ad affrontare la vita, a maturare lei stessa una decisione su quello che doveva essere il suo futuro. Dopo essere stata respinta dal padre, condizionato nella sua debolezza dalla moglie, si recò verso la chiesetta delle sue preghiere di bambina e, sedutasi sotto un fico lì vicino (chissà perchè le crisi mistiche e le conversioni poi accadono sempre sotto gli alberi? Questo sarà il tema di un mio prossimo articolo), esplose in un pianto prolungato dove confluirono mille pensieri e sentimenti: dolore, smarrimento, rabbia per il rifiuto, ipotesi per il futuro ... Aveva venticinque anni e avrebbe potuto rifarsi una vita, ma così non fu, almeno non nel modo che noi avremmo immaginato. Scacciata col figlio dai famigliari di Arsenio, rifiutata dal padre e dalla sua nuova moglie, si pentì della sua vita e si convertì.Giunse a Cortona, nel 1272 circa, questo piccolo centro della Tuscia meridionale si apprestava a diventare, grazie all'influenza della famiglia Casali, una città-stato. E' un periodo di espansione economica e di crescita politica, anche se gli ostacoli per la riconquista di un proprio spazio di libertà non mancavano. Uno dei maggiori era costituito dai diritti feudali che il Vescovo e Conte di Arezzo, Guglielmo degli Ubertini, continuava a rivendicare su Cortona. Di qui le contese tra la città e il Vescovo alle quali si aggiungevano quelle interne tra i Ghibellini al potere e i Guelfi, da poco riammessi in città dopo l'assedio degli Aretini del 1258, in cerca di un rinnovato equilibrio dopo la battaglia di Monteaperti (1260). Margherita trovò accoglienza da parte di Marinaria e Raniera della nobile famiglia Moscari che avevano il loro palazzo adiacente a Porta Berarda: qui le riservarono una celletta che le avrebbe garantito insieme al suo bambino una discreta solitudine all'interno del palazzo. Tramite le Moscari, Margherita si presentò ai frati del Convento di S. Francesco. Chiese quindi di essere ammessa al Terz'Ordine Francescano della Penitenza ma i frati "dubitavano della sua perseveranza, sia perchè troppo bella, sia perchè troppo giovane"(I, 3). Dovette attendere tre anni durante i quali ebbe inizio con grande serietà la sua impresa penitenziale Si avvicinò dunque ai francescani di Cortona, in particolare ai frati Giovanni da Castiglione e Giunta Bevegnati, suoi direttori spirituali e poi biografi: affidò la cura del figlio ai frati minori di Arezzo, e nel 1277 divenne terziaria francescana, dedicandosi esclusivamente alla preghiera ed alle opere di carità. La sua spiritualità pone attenzione particolare alla Passione di Cristo, in linea con quanto vissero Francesco d'Assisi, Angela da Foligno e più tardi Camilla da Varano. Margherita, infatti, visse numerose crisi mistiche e visioni.
Diede vita ad una congregazione di terziarie, dette le Poverelle; fondò nel 1278 un ospedale presso la chiesa di San Basilio e formò la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, per le dame che intendevano assistere i poveri ed i malati.
Donna mistica, ma anche di azione, coraggiosa, ricercata per consiglio, fu attenta alla vita pubblica e, nelle contese tra guelfi e ghibellini, fu operatrice di pace presso i feudi di Montepulciano.
 Presso la frazione Giorgi di Petrignano, nel luogo della tragedia e decisione di conversione (il cosiddetto Pentimento) si trova dunque la pieve e la quercia omonima, tuttora in vita, ai cui piedi ella pregò, considerata sacra ed intangibile.
Purtroppo non avevo "foto" della santa (il corpo incorrotto è conservato nella Basilica di Cortona, che da lei prende il nome, e racchiude anche il crocifisso ligneo del XIII secolo che tante volte parlò alla Santa.), tantomeno credo che ella si sarebbe scomodata in un'apparizione  per me di fronte alla mia umilissima fotocamera digitale ...  quindi in fotografia sotto la quercia trovate me, in versione mimetica... dovrete  accontetarvi perchè non sono bella come Margherita nè tantomeno santa e neppure assorta in preghiera ma avevo su un bel giacchino color verde panchina e la signora quercia mi ha mandato un saluto e un augurio per voi che sia un anno verde e pieno di speranza.

Nell'estate 1972, per il settimo centenario dell'evento ci sono state grandi celebrazioni nel Castiglionese con ostensione delle  spoglie di Santa Margherita.Ogni anno , invece, alla fine di agosto, si tengono delle celebrazioni  in onore della Santa, una vera e propria festa popolare con tanto di banchetti, incontri e sante messe, proprio presso il luogo della conversione e lungo tutto il cammino di Santa Margherita.
Ma di cosa doveva pentirsi Margherita e perchè questo Pentimento fu così famoso tanto da aver fatto erigere una cappella vicino alla quercia e di aver reso la quercia stessa sacra? Come abbiamo accennato prima e si evince anche dalle parole del Papa, Margherita visse molti anni, oltre 17, da amante, concubina nonchè ragazza madre (a noi oggi fa sorridere...) di un uomo che non la sposò mai , in frivolezze e vanità: "O Margherita, più vana delle vane, che ne sarà mai di te?" (Legenda I,3):così veniva apostrofata dalle sue amiche quando la vedevano adornarsi esageratamente.
 Un peccato così grave all'epoca da farle meritare l'appellativo di "La peccatrice" e che le costarono grandissime penitenze nella seconda parte della sua vita. Oggi si ritiene che la Santa avesse contratto un matrimonio "morganatico" presso un notaio cittadino, di certo i costumi dell'epoca vista la grande differenza sociale e patrimoniale non avrebbero mai permesso un matrimonio in piena regola,specialmente non accolto dalla famiglia di lui, e infatti dopo la morte di Arsenio fu scacciata di casa col figlio e senza eredità ( e meno male che lei era peccatrice...e invece la famiglia del marito? Molto caritatevoli eh?). Dunque i gravi peccati di Margherita furono il fatto di essere bella e di aver voluto vivere una vita "lussosa" abbandonando la casa del padre dimenticando le sue origini e non portando alla conversione spirituale il marito superbo che vessava i suoi sudditi (insomma vabene che è diventata santa ma non le si chiedeva un po' troppo a questa donna? ...).

Assieme alla Santa divenne famosa pure la quercia che, ricordiamolo è inserita tra gli alberi monumentali dell'Umbria censiti dal C.F.S. e gode dell'affetto di molti devoti e anche di ammiratori arborei pagani o non credenti. I bambini che non si pongono tanti quesiti religiosi le girano intorno, con gli occhi persi al cielo dei grandi rami, beneficiando della sua carica energetica ed assorbendo inconsapevoli un po' della sua antica saggezza.
Ora che sono qui vorrei quasi chiedere alla quercia chi uccise Arsenio, perchè di certo lei vide, suo malgrado, tutta la scena... ma prima che io riesca a formulare le parole, la quercia mi risponde con un frullio di foglie e capisco che ormai cercare i colpevoli non ha senso e che la morte fa parte della vita sia per noi che per lei anche se con tempi dilatati...Standole vicino ho percepito più delle altre volte una fortissima energia che mi ha avvolta e coccolata per tutto il tempo delle riprese (amatoriali perdonatemi per la pessima qualità del video ma non sono brava). Ho cercato di farla mia, di assorbirla e di trasferirla a voi attraverso movimenti e carezze, girandole intorno, avvicinandomi al tronco e ai rami, quasi in una danza mistica con il suo spirito antico...Questo è il video con le bellissime musiche di Lisa Thiel. La prima musica è "Child of the wind" l'ho messa in onore di mio figlio che giocava con il vento attraverso lo spirito della quercia e poi l'altra è "The spirit of the plant" un magnifico testo con cui voglio farvi l'ugurio del nuovo anno...





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" The Spirit of the plants has come to me
In the form of a beautiful dancing green woman
Her eyes filled me with peace
Her dance filled me with peace
The spirit of the plants has come to me
And has blessed me with great peace.
Her eyes filled me with peace
Her dance filled me with peace.
The spirit of the plants has come to me
In the form of a beautiful dancing green woman."

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 Voglio salutarvi da qui, da questo luogo che conserva il suo fascino solo grazie alla memoria di questo antico essere testimone della storia, delle leggende e delle tradizioni di popoli, famiglie ed intere epoche ...
Grazie a tutti per questo magnifico anno passato assieme in compagnia dei nostri amici alberi...

*Nell'arte, è spesso raffigurata col saio francescano ed il velo bianco, in compagnia di un angelo consolatore (opera datata 1758 che si trova a New York al Metropolitan Museum attribuita a Gaspare Traversi) o in estasi davanti al Cristo (opera di Giovanni Lanfranco che si trova a Palazzo Pitti -Firenze): è sempre accompagnata dal cane che le fece scoprire il cadavere dell'amante (M. Benefial).
Le rappresentazioni della Santa sono molte e assieme ad essa anche quella della quercia. Ne cito ancora qualcuna giusto per farvi qualche esempio
A Roma nella Pinacoteca Vaticana si trova una tela del 1948 del Guercino, sempre a Roma nella Chiesa di Santa Maria in Aracoeli si trova Santa Marherita morente e la Santa sotto la quercia di M. Benefial del 1732, di cui vedete sopra una fotografia. A Cortona (AR) ovviamente si trovava tutto un ciclo di rappresentazioni sulla sua vita ad opera di pittori senesi, andati, purtroppo, perduti ma ricopiati ad acquerello;e poi il ritratto della Santa di Giovanni Cimica, e  altri di P.A. Pucciardi Barbieri, Gaetano Brunacci e anonimi oltre alla statua che si trova nell'ingresso dell'ospedale omonimo. Nella biblioteca di Cortona si trovano diversi affreschi rappresentativi della vita e dei miracoli di S. Margherita di Pietro Lorenzetti. Nel Santuario di Laviano si trova il ritorno della santa dopo la conversione, e poi Margherita che ritrova Arsenio.
A Città della Pieve nella Cattedrale  un'altra rappresentazione che ritrae il ritrovamento del cadavere da parte della Santa.
A Zogno(BG) nella Chiesa di San Lorenzo la tela del 1805 di Vicenzo Angelo Orelli ritrae la Santa in preghiera.
A Monte del lago (PG) la Comunione di Santa Margherita nella Chiesa Parrocchiale.
A Venezia nel convento di San Michele in Isola, la Santa Margherita in preghiera di Giandomenico Tiepolo.
Alla figura di Margherita da Cortona è ispirato il film storico del 1950 che porta appunto il suo nome - Margherita da Cortona, diretto da Mario Bonnard.
Sulla medesima religiosa, Licinio Refice compose un'opera lirica in un prologo e tre atti intitolata anch'essa Margherita da Cortona.




articolo, fotografie e video di Valentina Meloni 

bibliografia 
-monografia di Don Piero Becherini
 -"Legenda de vita et miraculis beatae Margaritae de Cortona" di Giunta da Bevignate
 (padre francescano, confessore di Santa Margherita).

Ringrazio la Biblioteca di Castiglione del Lago e i suoi collaboratori per la consultazione dei testi  relativi alla Santa e al territorio che ora per motivi di spazio e memoria non posso citare.


Valentina Meloni


lunedì 9 dicembre 2013

"Vogliamo restare" appello di un popolo intero


Con questa mostra, inauguratasi lo scorso 7 dicembre a Roma, che catalizza l'attenzione verso la natura e l'ambiente  Carlo Cordua, artista di indiscussa fama già presente in questo blog, si riconferma "un poeta della natura"come lo avevo già definito nel mio primo articolo-intervista di quasi un anno fa. In questa intervista l'artista di origini partenopee ci parlava della sua terra così:




"Il legame con la mia terra d’origine non è descrivibile a parole. La mia terra è come una madre, io la amo come un figlio e non potrei mai rinnegarla, mi regala infinite emozioni sia come artista sia come uomo. La mia terra è l’humus che mi permette di sopravvivere e crescere, di affondare la radice al centro del mio essere, di stare centrato nel mio percorso di uomo e di artista."

Pastellista d'eccezione Carlo è un artista molto attento ai temi sociali e anche quest'anno si riconferma nel suo ruolo di paladino del verde con una mostra tutta dedicata agli alberi... ma non solo. La sua infatti è un' esposizione che si fa vera e propria denuncia del silenzio e dell'omertà che circondano il più grande disastro sociale dei nostri tempi: l’avvelenamento di massa che ha colpito la sua terra, la Campania.

Carlo Cordua, come vi avevo narrato nella sua intervista, si era già occupato di questo tema con il dipinto dal titolo "Omaggio alla politica" attraverso il quale ci aveva dimostrato che il suo impegno verso la tematica ambientale, sa farsi denuncia provocando uno shock emotivo al fruitore dell’opera che,  abituato al tuo idillio poetico di paesaggi incontaminati, non può che stupirsi e porsi quegli interrogativi che sono alla base di una sana consapevolezza civica e ambientale. 

Oggi torna a riportare l'attenzione verso la sua terra violentata attraverso una mostra, certamente poetica, ma dal chiaro messaggio di forza comunicativa che lascia parlare gli alberi con lo slogan "Vogliamo restare" 


Slogan creato da Carlo Cordua



Carlo Cordua inaugura la mostra



Nel 2010 gli alberi di Cordua, cui è riconosciuta una capacità straordinaria nel veicolare importanti messaggi sociali, attraverso la mostra “Qualcosa in più della speranza” svoltasi alla Camera dei Deputati prima e poi al Grattacielo Pirelli di Milano riuscirono a smuovere la coscienza degli italiani riguardo a un tema molto delicato: la prevenzione dell’AIDS. E così ancora una volta a Roma saranno i suoi alberi a parlare, a protestare contro l’indifferenza delle autorità verso una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata.

"Volo enigmatico" pastello su tela di Carlo Cordua
Come si può ben vedere in questo dipinto (piccolo anticipo della mostra) le radici di questi alberi non hanno terra. E' sarà l'amara realtà non solo degli alberi ma degli stessi Napoletani se non s'interviene subito per fermare e porre rimedio allo scempio ecologico che sta avvelenando un'intera popolazione.

Per Carlo Cordua come abbiamo visto l'albero è metafora dell'uomo

"L’albero nel mio immaginario è un riferimento importante, quasi una metafora per l’essere umano. All’albero puoi fare qualsiasi cosa, subisce molestie di ogni tipo ma continua a donare frutti. Così dovrebbe essere per l’uomo, non dovrebbe coltivare il rancore ma la speranza, non dovrebbe distruggere ma mantenersi in uno stato di creazione continua. L’uomo come l’albero dovrebbe mantenersi in equilibrio sotto ogni tempo, farsi plasmare dal vento degli accadimenti andandogli incontro e restare fermo nelle sue proposizioni e nei suoi principi."

Il “silenzio della coscienza” è il titolo di questa mostra che dal 7 al 21 dicembre 2013 sarà ospitata a Roma alla Coronari 111 Art Gallery di Via dei Coronari 111. 
La mostra di bellissimi quadri raffiguranti la natura cui parteciperanno volti noti del cinema e della televisione e presentata dal regista Claudio Risi e dalla famosa oncologa Melania Rizzoli vuole essere ancora una volta un appello per dire di no al biocidio della terra dei fuochi, e all’inquinamento dell’intero Paese con l’intento di far giungere il grido di speranza ma anche di disperazione di chi sta subendo il più grande avvelenamento della storia. Un fenomeno che coinvolge tutti gli italiani. 
Questo dramma non può essere più taciuto e grazie alla solidarietà dei personaggi famosi che interverranno e che vogliono sostenere appieno la sofferenza di una terra martoriata e distrutta e alla presenza di tutti i media il grido potrà giungere ancora più forte.
“Oggi chiunque tace diventa complice. Spero che la natura riesca ad arrivare alle coscienze di chi in questo disastro ha responsabilità"
Cordua lancia anche una sfida all’antico sogno dell’uomo di liberarsi nell’aria e dominare il mondo dall’alto. Come si può vedere alcuni alberi  sono rappresentati con le radici in aria, distaccati dal suolo,mentre  spiccano il volo imprimendo alla sua pittura una fibrillante vorticosità senza rinunciare al peso della terra. 

"Levitazione ideologica" di Carlo Cordua

“ Mi ha colpito molto una frase del grande filosofo e poeta Henry Thoureau" spiega l’artista “Grazie a Dio gli uomini non possono ancora volare e sporcare i cieli così come fanno con la terra!” Volare è simbolicamente legato all’elevarsi al di sopra della realtà quotidiana, sopra il mondo che si conosce, compensando con la facilità e la leggerezza tutta la pesantezza della realtà e dall’alto trovare una soluzione. "







Carlo Cordua vuole sollevarsi sopra una realtà che non lascia speranza, una realtà che fiacca l'orgoglio, che spezza le reni, che piega i principi, che violenta i sogni e il futuro... Carlo denuncia attraverso i suoi dipinti, lo scempio di una violenza che non ha fine e davanti cui nessuno può e deve chiudere gli occhi!
"La terra violentata" di Carlo Cordua

"La terra violentata" è stata descritta e accompagnata da uno scritto del magistrato Nicola Russo, che voglio riportare qui integralmente:

"Quando sei arrivato la prima volta avevi il vestito "buono". Ti sei fermato lì a guardarmi e quasi mi piacevi. A qualcuno avevi anche sussurrato che ti sembravo ideale. Poi sei tornato con quegli altri, di notte e con i vestiti sporchi. Sei arrivato mentre riposavo, d'improvviso. Mi avete preso senza nessun freno. Io avevo il respiro fermo, gelato in gola. Uno dopo l'altro mi avete squarciato. Siete entrati dentro di me con furia, violentandomi con tutto il disprezzo che la vostra indifferenza verso il mio corpo attonito sapeva esprimere.
Mi avete riempito del vostro sperma maleodorante ed infetto, lasciandomi lì senza nessun rispetto, senza più speranza. Nel buio sentivo solo le vostre parole fredde come lame, i vostri movimenti rapidi, i rumori, il dolore di sentirmi svuotare e riempire di morte. Non vedevo i tuoi occhi. Tu non mi guardavi.
Ora al sole mi ritrovo logora, sporca, ferita, sola. Dentro di me non nascerà nulla che ti ricordi come l'uomo dal vestito "buono". Tu sei solo il dolore nella notte e mi hai reso fango.
Avrei potuto donarti tutto il mio amore, avrei potuto esserti fedele sempre ed ogni giorno sarei stata per te bella e ridente. Avrei potuto essere ...la tua Terra."
( Nicola Russo- Magistrato)

Sollevarsi dalle brutture del mondo per lasciarci dietro un cumulo di macerie, no non è questo che vuole Carlo. Carlo è un artista sublime, "un poeta della natura" e come poeta va lasciato volare tra gli alberi parafrasando una famosa poesia di Alda Merini (Tu non sai)

Tu non sai : ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c'è un violino d'amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l'ho già detto : i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.


Va lasciato volare tra gli alberi per raccontarci di un mondo ancora possibile, per far parlare gli alberi e farli camminare tra noi con un messaggio di speranza e d'accusa: Noi vogliamo restare!

Nell'intervista a Carlo Cordua avevo chiuso l'articolo scrivendo così:

"La muta osservazione di un dipinto è uno dei pochi momenti in cui la mente fa silenzio, fa spazio all'osservazione, apre la porta verso un'altra dimensione, bisogna ringraziare i pittori che in mezzo al frastuono dei giorni sanno riportarci alla contemplazione..."

Oggi il silenzio è ancora una volta  protagonista dei ritratti d'albero di Carlo Cordua ma non più come elemento necessario alla contemplazione, bensì come tacita (neppure tanto anzi direi conclamata) accusa all'omertà e alla corruzione di chi si fa complice del genocidio silenzioso quanto impietoso che sta attraversando la Campania e il nostro paese intero.

                                                            (Valentina Meloni)