Cosa ti racconta un albero?

mercoledì 5 novembre 2014

Forest Graal

FOREST GRAAL


IL TORNEO NELLA FORESTA

Paesaggio immagine design gastronomia letteratura a confronto a Expo 2015

Un torneo tutto ecologico vedrà gli sfidanti combattere in una foresta durante il Fuorisalone di Milano ed Expo 2015. È FOREST GRAAL, torneo di idee in cinque sezioni: Paesaggio, Immagine, Design, Gastronomia, Letteratura. Ogni sezione un tema. Per il Paesaggio la sfida è trovare la forma del bosco-mente. Alla passione d’amore fra un bosco e una donna è dedicata la sezione Immagine, a cui si può partecipare con qualsiasi tecnica, disegni, fotografie, filmati, video. Con la sezione Design ci proiettiamo in un futuro prossimo dove i computer usano materia organica, agli sfidanti è richiesto di trovare la forma del biocomputer. Particolarmente stimolate, specialmente per i palati fortunati che avranno la fortuna di gustarne i risultati, è la sfida della Gastronomia che richiede abbinamenti esplosivi fra pirotecnica e pasticceria. Chiude il torneo l’immaginazione pura della sezione Letteratura dove gli sfidanti duelleranno a colpi di metamorfosi.

Il torneo è aperto a tutti, professionisti, studenti, appassionati. Per ogni sezione una giuria di esperti dedicata sceglierà le opere vincitrici che saranno esposte durante la seconda edizione di Green Utopia 2015 a Milano durante il Salone del Mobile ed Expo 2015. Il vincitore della sezione Paesaggio potrà realizzare il proprio bosco-mente nel cuore di Milano. Il torneo prende vita dal romanzo Foresta di Maurizio Corrado *, la storia di un uomo che diventa bosco, divenuto un cult per passaparola fra gli amanti degli alberi e del verde.

Entra in Foresta

Preiscrizione entro il 15 dicembre 2014, scadenza per la presentazione delle proposte: 15 gennaio 2015.

In qualità di membro della giuria letteraria invito tutti i followers di "Quelli che parlano agli alberi" a partecipare al concorso, il tema del torneo letterario è particolarmente stimolante: la metamorfosi.

buona sfida a tutti!

(Valentina Meloni)

TORNEO LETTERARIO FOREST GRAAL

Quali strade può prendere l’incontro fra un essere umano e il mondo vegetale? Quali possono essere le metamorfosi possibili, fisiche, mentali, immateriali, materiali, da uomo a pianta, bosco, foresta o viceversa? 

Agli sfidanti si richiede un racconto di dimensione massima di 8.000 battute spazi compresi, in formato word.doc. sul tema: Metamorfosi da umano a vegetale o viceversa. I vincitori potranno presentare le loro opere e sfidarsi in un torneo letterario dal vivo e presentare le loro opere durante una serata dedicata all’interno della manifestazione Green Utopia 2015 che si svolgerà a Milano dal 14 aprile all’8 maggio durante EXPO 2015. I racconti vincitori saranno inoltre pubblicati su un Ebook della collana Nemeton Jewels.

Leggi la rivista


Organizzazione Nemeton Magazine
In collaborazione con PersoneDiParolaIsola Editrice, Milano Makers, Degusta, Design Managment Center, Quarto Paesaggio Edizioni, Wolters Kluwer Italia
Patrocini Accademia di Belle Arti di Bologna, Accademia di Belle Arti di Verona.

ATTENZIONE LA PREISCRIZIONE SCADE IL 15 DICEMBRE






*Maurizio Corrado, architetto, saggista e scrittore, ha lavorato con le principali riviste di architettura e design e come giornalista televisivo per Canale 5 e SKY, è stato vicedirettore di Casa Vogue Espana, ha pubblicato con diversi editori oltre venti libri divulgativi sui temi dell’architettura ecologica di cui alcuni tradotti in Francia e Spagna.

Dirige la rivista di cultura ecologica Nemeton Magazine e alcune collane dedicate all’architettura ecologica per Wolters & Kluver e Compositori. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Bologna e Verona. Scrive per il teatro. Per la narrativa ha pubblicato con Bohumil Edizioni LE IPOTESI DEL DOTT. BRANDO (2006), la raccolta di testi teatrali TEATRO ECOLOGICO (2008). Con Quarto Paesaggio GREEN TALES (2011).

venerdì 15 agosto 2014

L'Italia è un bosco


“Il bosco è un universo di significati, di citazioni, di immagini, di sensazioni e di ricordi.

E’ una delle parole più presenti nell’esistenza di tanti.”

(T. Fratus, L’Italia è un bosco)[1]

L’Italia è un bosco, ed è bene ricordarlo, perché nonostante non si faccia altro che parlare di alberi, di boschi e di natura è bene che ci sia qualcuno che ce li racconti davvero, che nei boschi ci sia stato, abbia camminato, che abbia parlato, abbracciato, amato gli alberi e che sappia chiamarli con il loro proprio nome. “La conoscenza botanica non è una forma di sapere scientifico, nozionistico; è innanzitutto un sapere artistico: significa avvicinarsi al disegno di Dio o a quello dello spirito della Madre Terra(…) saper riconoscere una specie, attribuire un nome preciso, distinguere le forme e i colori delle foglie, le geometrie dei semi e dei fiori, le architetture dei tronchi e le manifestazioni grottesche dei grandi alberi antichi. Non è mera scienza: è arte, è poesia, è letteratura!” [2]

Lo ricorda Tiziano Fratus[3] nella sua ultima fatica letteraria corredata da sedici splendide fotografie che è a metà tra la passeggiata filosofica e un percorso naturalistico-spirituale: “L’Italia è un bosco” non è una guida, è un modo, è un aiuto a incontrare gli alberi [...] è un libro filosofico come ci racconta la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini in Fahrenheit.

Leggendo questo passo mi viene in mente la critica di “indeterminatezza” che Irène Némirovsky muoveva a Leopardi[4] e l’altra autocritica, più recente, di un caro amico scrittore e poeta che, mentre passeggiavamo insieme per Villa Demidoff, denunciava la sua grave mancanza nel non conoscere “il nome “ degli alberi. E’ vero si perde la poesia in questa indeterminatezza, una poesia che può essere persino antidoto al dolore. “ I parchi romantici-scrive Tiziano- che decorano le ville storiche sono stati decorati per narcisismo, molto spesso per vanagloria, per ostentare la grandezza del casato, oppure per vero amore nei riguardi degli alberi. Ma non rari sono i casi in cui alla base della decisione sta un dolore, come se piantar siepi di bosso, filari di carpini e boschetti di specie esotiche fosse l’antidoto giusto per curare un buco nell’anima”.[5]

Fratus ha un percorso poetico di tutto rispetto e io ho apprezzato la sua poesia prima della sua prosa, prima di arrivare a capire che per far parlare il paesaggio necessitano parole semplici e termini scientifici, gambe forti e perseveranza. Il suo scrivere è un tornare autentico alla terra, laddove la minuziosa descrizione del sentiero per raggiungere i luoghi dell’anima si unisce alla profondità della riflessione filosofica e alla poesia della parola che indugia nel particolare, nell’apparente insignificante che sfugge alla disattenzione; parola che si fa armonia nel proprio percorso d’introspezione, e canto di conciliazione nel perfetto incastro tra uomo- radice e paesaggio: ”L’alfabeto degli alberi sta sfumando nella canzone delle foglie” (William Carlos Williams.)[6].
E’ uno scrivere pungente quello di Fratus, ricco di spunti di riflessione, di satira e piccole critiche puntuali, uno scrivere non solo poetico nell’accezione poetica che siamo abituati a pensare, ma vero, terragno, senza fingimenti, laddove descrivere la natura significa anche dover piegar la schiena alla sua grandezza, alla fatica e ai sacrifici che sono necessari persino per goderne…

“Oggi si fa tanta filosofia sul ritorno alla terra e sulla poeticità del lavorare la terra, ma chi ne parla non ha mai dovuto piegare la schiena, non sa quanta fatica e quanti sacrifici si devono fare per avere un raccolto dignitoso. E’ uno dei tarli della nostra epoca, che l’università e certe scuole formino l’idea che la terra sia diversa da quel che è.”[7]

Mi piace Tiziano, ormai lo sanno tutti, mi piace perché è una di quelle persone che dice (scrive!) quello che pensa, e ancora di più perché è uno scrittore sui generis che non vuole imitare nessuno, che è consapevole di quello che è, della sua provenienza e che ha un proprio percorso, dinamico, eclettico, randagio, caotico e rivoluzionario nella sua perseverenza. “Mio padre era falegname. Sono cresciuto con addosso l’odore del legno lavorato.(…)Ho il rimorso di non aver appreso i rudimenti del mestiere da mio padre, anche se si tratta di un sentimento che si smorza quando penso alle mani dei miei…”[8] Fratus scrive di pancia, di testa e di radice, è un poeta, un uomo vero collegato al paesaggio vero, che non fa una moda di quel che è e di cosa fa, ma che trova la sua dimensione in ciò che gli piace e che lo fa stare bene.

“Viviamo in un’epoca di ritorno ai boschi, alla campagna, alla natura. (…) Mi chiedo però quanto ci sia d’autentico in questa moda. (…) Sto covando l’idea che spesso si tratta di natura “in prestito”: la tagliamo su misura, striscioline composte e ordinate che poi depositiamo con cautela su un tavolo trasparente, in accordo con le attuali categorie sociali e filosofiche, ma fors’anche più estetiche e comunicative. (…)La nostra è una natura addomesticata, da cartolina, che ci serve più di quello che realmente sta là fuori. È tanto semplice capire che nei nostri passi non siamo l’inizio e non siamo la fine di niente: è una constatazione facile da fare frequentando la natura, immergendosi in quel che chiamiamo natura. L’umiltà che ne dovrebbe derivare spesso collide con l’esaltazione dell’ego, che invece oggi la fa un po’ da padrona ovunque.”[9]

Umiltà è ciò che si respira in questa passeggiata filosofica che ci accompagna a conoscere gli alberi, Fratus li descrive con una misura poetica, annotando con minuzia ogni particolare del paesaggio che lo fa vibrare di vita, e queste vibrazioni passano al lettore pressoché intatte, come se egli stesso fosse presente a quell’incontro. “Oggi che i boschi hanno smesso di vestirci, di nutrirci, di proteggerci, sono diventati palestre dell’anima, è qui che possiamo venire ad alleggerirci, a sgrassare via il nero, l’ossessione, la furia. Provare davvero a vigilare sui nostri pensieri come un pescatore vigila sui pesci di cui si nutrirà”[10]

Ma gli alberi sono esseri vivi e hanno una storia per chi la sa raccontare, Tiziano ce la racconta con semplicità attraverso i suoi propri occhi; gli alberi a ben guardare sono una bellissima metafora esistenziale, hanno una nascita, una vita, malattie e infine muoiono anche loro come noi… Far vivere gli alberi anche dopo la loro morte, tramandare la loro storia, è un percorso culturale che ci ricongiunge al paesaggio e che ci rende armonici con la natura.

Arrivato alla Selva di Chambons, Fratus assiste alle conseguenze di una tempesta che si è abbattuta sul larice più antico e ce la descrive nella sua furia distruttiva, ma resta il ricordo di quel che resta e vivo nelle parole; mi conforta sapere che qualcuno ha ancora il sapore del ricordo da mantenere in vita: “Se avrò mai dei figli, un giorno, li porterò qui e gli racconterò di un gigante che in questo punto delle Alpi è vissuto per cinque o sei secoli, un monumento della natura amato da gente dal cuore puro”.[11]

Fratus è un uomo che attraversa il paesaggio alla ricerca di connessioni spirituali[12], le cerca e le trova e le descrive con sapienza attraversando quei luoghi in cui la storia degli uomini s’incrocia con quella della natura. Così nel silenzio elementare della foresta del Latemar[13]dai cui legni ad anelli sottili e regolari i liutai hanno per secoli ricavato il legno per realizzare violini, cetre, contrabbassi, arpe e altri strumenti, Tiziano ci riporta alle suggestioni del luogo che passano dal mistero alla poesia, dalla tragedia alla leggenda con la disinvoltura propria che sempre accompagna questi boschi.”Ritrovo alcuni larici innevati ancora gialli in punta, uno sposalizio perfetto di sfumature questo che si viene a creare fra il bianco immacolato della neve e il giallo gonfio d’autunno. Ho sempre pensato che le conifere si esaltino sotto la neve, è come se non aspettassero altro, di metter su l’abito buono, quello giusto per andare al Gran Galà del generale Inverno. La neve esiste per saltare la bellezza delle conifere e le conifere esistono per esaltare la bellezza della neve”[14].
Questa suggestione della neve l’ho provata di persona diversi anni fa lungo le rive del Lago di Carezza (ma anche in altri luoghi) e quando ho letto questo capitolo, sono tornata ai miei ricordi e ho pensato che io stessa, rapita dallo stupore, non ho mai saputo descriverli in alcun modo, presa da una sorta di “rigor pulchritudinis”, resa impotente dalla sublime bellezza che c’è nella semplicità delle cose. Ho una predilezione per le conifere da quando sono bambina e leggere questo passo mi ha fatto vibrare l’anima come fosse un arco di violino di quel legno tagliato e cesellato da maestri, ma prima ancora dal vento, dall’acqua, dalla neve e dal silenzio della foresta. Anch’io, come te Tiziano, resterei lì in eterno, in attesa che dai piedi si gettino radici.[15]

“In questa foresta-continua Fratus- non c’è bisogno di andare a cercare alberi straordinari, è già tutto monumentale. Quel che osservo è il bianco sonoro che ama Davide Sapienza: sarebbe felice come un bambino se fosse qui con me, saremmo due bambini felici che si tengono per mano in questo spettacolo senza tempo“.[15 b]

Questa citazione per me racchiude una filosofia di vita , se vogliamo definirla così, in cui ho scelto di vivere per la maggior parte del mio percorso di osservazione naturalistica. Prediligo i grandi boschi ai grandi alberi monumentali, i monumenti collettivi a quelli solitari, perché ho sempre visto l’albero come una parte del tutto, protagonista insieme ai suoi fratelli e all’intero ecosistema del benessere collettivo e del percorso storico, religioso, sociale dell’intera vita sulla Terra. Le alberografie dei grandi alberi monumentali hanno una grande importanza, sia ben chiaro, e nutro un vivo interesse per tutto ciò che li riguarda, la loro storia deve essere trasmessa e divulgata e tutelato il loro benessere, ma la stessa rilevanza, a mio parere, deve essere riconosciuta agli ecosistemi delicati e ai grandi organismi viventi che sono le foreste e i boschi nella loro interezza. Sono essi stessi monumenti viventi e i grandi alberi monumentali a loro tempo sono stati, in alcuni casi, parte di questi grandi ecosistemi.Riconosco la rilevanza culturale de “L’Italia è un bosco” anche per questa attenzione alla “collettività arborea” che tanti appassionati apprezzano da anni nella loro piccola storia di uomini e donne radice.

“Vengo da un mondo di uomini dove sono nato e in questo mondo mi consumerò, anche se nel sangue allevo abeti e coni di sequoia”. [16]Scopro così che anche Tiziano probabilmente ha una predilezione per le conifere, e che non è un albero ma, come tutti i veri poeti, tende ad assomigliargli, e a confondersi con il paesaggio.

Tuttavia è su di una radice di ginepro secolare, ginepro licio (Juniperus phoenicea) per la precisione, che l’Homo Radix si chiarisce sulla differenza abissale fra l’idea di poeta che matura in ambito editoriale e letterario e l’idea del poeta che vive nel mondo reale[17]. Sotto la cupola di questo antico ginepro potrete leggere le note scritte di coloro che vengono ad omaggiare Tziu Efisiu Sanna, uno di quei poeti veri, morto pochi anni fa, non di lettere, ma di vita, un uomo che rifiuta la società, che ne contesta valori e dinamiche, che volutamente vive ai margini, ed è un cantore della semplicità e della libertà[18]. E’ così che un albero diventa la casa del poeta, Efisio, che per dieci anni ci vive assieme alla moglie per difenderlo dalle speculazioni ordinarie a beneficio degli idoli del dio denaro …e poi ci torna, nella vecchiaia, per raccontare agli ospiti la storia, la storia di un albero, la storia della Casa del Poeta.

Una storia che sopravvive ai protagonisti, è questo che mi apre il cuore alle possibilità della parola,”Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni. Ai poeti del quotidiano. Ai “vincibili” dunque…” come scriveva Cervantes[19], perché, “Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.”[20]

Voglio terminare il viaggio attraverso i boschi d’Italia con le stesse parole di Fratus che in quei boschi ci invita saggiamente a perderci:

“Questo libro è un invito a fermarsi e a perdersi tra i tanti boschi e parchi d’Italia, a lasciarsi andare di fronte al vento forte, quando l’elettrostaticità dell’aria ti avvicina alle altre creature. È un invito a riconoscere altri tracciati rispetto a quelli urbani più consueti, e a ritrovarsi immobili di fronte all’urlo silenzioso di un cielo infuocato al tramonto, quando non sai come abbracciare tutto quel colore che brilla, che luccica, che sprigiona energia, che ti cattura e t’inchioda, che ti apre i polmoni e ti spalanca gli occhi… quel mare dove l’universo che conosciamo nasce e muore ogni santo giorno.”[21]


Note

____________________________________

[1] Introduzione XV

[2] Introduzione XVII


Tiziano Fratus (1975, Bergamo) ha abituato i suoi occhi di bambino alle distanze della pianura e li ha corretti in adolescenza sulle colline del Monferrato. Studi irregolari, è sempre stato inquieto finché non ha iniziato a viaggiare per assaggiare la polvere di minuti spazi teatrali e promuovere le traduzioni delle proprie opere in versi. Ha fondato il Festival Torino Poesia che ha diretto per quattro anni e le annesse edizioni.Le sue “poesie creaturali” sono state pubblicate in vari volumi – Il molosso (2005), Nuova Poesia Creaturale (2010), Creaturing. Selected Poems (2010), Gli scorpioni delle Langhe(2012) – tradotte in sette lingue, sono apparse in antologie e riviste internazionali. La nuova raccolta, Un quaderno di radici, uscirà nella collana Zoom Poesia di Feltrinelli.Durante i viaggi in nord America, Europa e sud est asiatico ha iniziato a visitare i grandi alberi e a perdersi nel silenzio cantato dei boschi vetusti, partorendo i concetti di Homo Radix e alberografia che hanno fecondato quindici titoli, mostre fotografiche, itinerari disegnati in varie città e regioni, oltre alla rubrica “Il cercatore d’alberi” sulle colonne del quotidiano “La Stampa”. Fra i suoi precedenti libri si ricordano Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli), Il sussurro degli alberi (Ediciclo) e l’illustrato per bambini Ci vuole un albero (Araba Fenice). Ampia è anche la sua produzione in versi, con traduzioni in otto lingue; fra le sue raccolte la più recente è Un quaderno di radici e foglie. Conduce passeggiate alla scoperta dei grandi alberi.

[4] “l’errore dell’indeterminatezza, per la quale, a modo d’esempio, sono generalizzati gli ulivi e i cipressi col nome di alberi, i giacinti e i rosolacci con quello di fiori, le capinere e i falchetti con quello di uccelli. Errore d’indeterminatezza che si alterna con l’altro del falso, per il quale tutti gli alberi si riducono a faggi, tutti i fiori a rose o viole (…), tutti gli uccelli a usignuolo”.(Irène Némirovsky)

[5] Pag.45-46

[6] Citazione riportata da pag. 65

[7] Introduzione XV


[8] Introduzione XV

[9] Introduzione XVIII-XIX

[10] Introduzione XV

[11] Pag.11

[12] Introduzione XII

[13] Cap.6 pag.19

[14] Pag.21

[15] Pag.23

[15 b] Pag.22- Davide Sapienza (Monza, 1963) è uno scrittore, traduttore, giornalista e viaggiatore italiano autore di svariati libri tra cui “La musica della neve”, Ediciclo Editore,

[16] Introduzione XII

[17] Pag.140

[18] Pag.140

[19] “Ai poeti del quotidiano” Miguel de Cervantes,- “Don Chisciotte”

[20] Dal discorso di John Keating interpretato da Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”

[21] Introduzione

martedì 29 luglio 2014

Kriya Yoga-Mudra e significati

Clicca qui per l'anteprima
Kriya Yoga (dal sanscrito kriya, "azione" e yoga, "unione") è una particolare forma di Raja Yoga, l'ultimo dei percorsi yoga descritti da Patanjali, definito la Via Regale di unione con Dio attraverso la meditazione.
Con questo termine si fa riferimento ad una pratica spirituale diffusa in occidente a seguito degli insegnamenti rivoluzionari  di Paramhansa Yogananda a partire dal 1920.Di Yogananda abbiamo parlato più volte e ho recensito diversi suoi testi, lo considero uno dei miei maestri spirituali, anche se probabilmente sono molto lontana dai suoi insegnamenti ancora. 


Tuttavia anche io ho provato in alcuni periodi della mia vita degli esercizi yoga, soprattutto nel periodo precedente al parto e durante la gravidanza, non potendo seguire corsi a causa di una grave iperemesi gravidica ho comprato un libro che conservo ancora e a cui sono molto grata perché ne ho tratto molto beneficio: Manuale pratico di yoga per il parto di Janet Balaskas. Dopo questa esperienza avrei sempre voluto seguire un corso di yoga ma tra gli impegni e gli orari impossibili dei corsi ho sempre dovuto rimandare, ho però eseguito nel corso degli anni alcuni semplici esercizi che vanno ad integrarsi allo Yoga: i mudra. Ho creato a questo proposito delle schede con i quattro esercizi che eseguo con maggiore frequenza in attesa di leggere un titolo che mi è stato proposto oggi 



sconto del 15% 

Kriya Yoga


Questo libro presenta per la prima volta il Kriya Yoga in modo completo e accessibile, nelle sue molteplici sfaccettature: dalla sua storia alla sua filosofia, dal suo funzionamento sottile a come prepararsi all’iniziazione. Un testo prezioso per tutti coloro che desiderano conoscere o approfondire questa antica scienza, mantenuta a lungo segreta. E non solo: anche una miniera di pratici strumenti e tecniche per chiunque affronti la meravigliosa avventura del viaggio interiore! Per leggere un'anteprima del libro cliccate qui. Quante volte, ad esempio, ci è capitato di muovere o tenere le nostre mani in una certa posizione senza che ce ne rendiamo conto e senza saperne il motivo.
Molti di noi pensano che questo comportamento sia solo un’abitudine o un modo per esprimere sé stessi.
Capita spesso però di tenere le mani sempre in una certa posizione e a noi preferita. Bene in questo caso, molto probabilmente, ci stiamo inconsciamente curando e stiamo facendo il cosiddetto yoga delle mani ossia"Mudra".
Le mudra (gesti simbolici delle mani),insieme alle  pranayama (tecniche respiratorie) e ai mantra (suoni) vanno ad integrare e potenziare le asana (posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga) allo scopo di modificarne o potenziarne gli effetti.
Le mudra si trovano nell’arte e nei rituali di molte tradizioni sacre, tra cui l’Induismo e il Buddhismo. Le loro origini sono quasi sconosciute, ma si crede che ogni gesto sia la naturale espressione di un preciso stato interiore. Le più note rimandano alle qualità di un bodhisattva: un “guerriero yoga” che combatte impavido per porre fine alle sofferenze di tutti gli esseri.
 Si può pensare alle mudra come al linguaggio dei segni che nasce da una mente aperta e un cuore consapevole e accresce di devozione la pratica. Se le si esegue durante gli asana, la meditazione, il pranayama, o i kirtan (canti) si placa il rumore incessante dei propri pensieri.

COMUNICAZIONE NON VERBALE Le mudra richiamano alla mente due principi fondamentali della filosofia yogica. Il primo è che ognuno di noi è già ciò che sta cercando, o almeno ha in sé un seme del la virtù che vuole coltivare. Ma questo sfugge alla coscienza individuale perché è molto più facile vedere coraggio e saggezza nelle storie e nelle immagini di divinità indù o del Buddha che osservare come tali qualità risiedano anche dentro di noi. Il secondo è che la pratica delle mudra può aiutare a trovare la giusta via per tradurre le buone intenzioni in azioni concrete. Solitamente ciò che facciamo ha una valenza comunicativa maggiore rispetto alle nostre parole. Questi gesti sacri sono un chiaro esempio di come le azioni rivelino le motivazioni più profonde: rappresentano, cioé, il ponte tra l’esperienza spirituale interiore e le interazioni esterne con il mondo.

Mudra(sigilli) è un termine sanscrito riferito a particolari posizioni delle mani e delle dita con valenze simboliche e rituali. La gestualità delle mani è sempre state in tutte le culture una forma spontanea di espressione e comunicazione a cui si fa spesso ricorso nella vita di tutti i giorni per sostituire o rafforzare la comunicazione verbale.

All'origine la funzione dei mudra era quella di esprimere attraverso i gesti, i concetti caratterizzanti una data divinità o la forma in cui essa si manifesta negli uomini. Questi venivano praticati prevalentemente nei paesi orientali ( es.India) in ambito religioso e spirituale e nelle pratiche yoga.
Nella nostra cultura occidentale e in ambito religioso venivano praticate particolari gestualità con le mani, come testimoniano i tanti dipinti esposti in musei e chiese. Anche se a queste particolari gestualità non sono stati attribuiti termini specifici, in sostanza hanno le stesse funzioni dei mudra praticati in Oriente.

Grazie al diffondersi della pratica yoga e correnti religiose orientali nel mondo occidentale abbiamo iniziato a conoscere e ad apprezzare i mudra che in questi ultimi tempi vengono praticati in tutto il mondo non solo per accompagnare pratiche yoga o per raggiungere un certo equilibrio spirituale, ma anche per ottenere benessere fisico-emotivo-mentale.
Nelle mani e nelle dita sono presenti diverse terminazioni nervose e vi scorrono dei meridiani. Nelle punte delle dita in particolare terminano i meridiani principali e di conseguenza se si riesce a sboccare uno di questi, l'organo del corpo corrispondente ne trarrà beneficio.

I mudra possono essere praticati da seduti, sdraiati o mentre si cammina e comunque in uno stato rilassato. La pressione delle dita deve essere piacevole e leggera. Alcuni autori sostengono che si possono praticare in svariati luoghi come ad esempio: alla fermata dell'autobus, in sala d 'attesa, davanti alla tv ecc.. L'importante è che, indipendentemente dal luogo, si riesca a raggiungere uno stato rilassato e sereno, stato che solo pochi riescono a raggiungere in ambienti caotici o rumorosi grazie a lunghi allenamenti e pratiche meditative.
Ad ogni modo sarebbe meglio praticarli in ambienti sani e tranquilli anche solo per 5 minuti alla volta.
Alcuni mudra sono accompagnati da particolari tecniche di respirazione e visualizzazione e altri da particolari suoni verbali ripetuti ( es. Om). Per ottenere i maggiori benefici alcuni di essi vanno eseguiti per una durata che va dai 3 ai 30 minuti per 2 o 3 o 4 volte al giorno, negli stati cronici qualcuno consiglia di eseguirli per 45 minuti una volta al giorno oppure 15 minuti per 3 volte al giorno. Altri vanno fatti solo in caso di emergenza e solo quando è necessario. E' bene non eseguire troppi mudra alla volta e non aspettarsi risultati istantanei, a volte occorre un po? di tempo per raggiungere la guarigione completa.
Ed ora vi propongo le mie quattro schede, che ho integrato con alcune similitudini naturali...spero vi piacciano...appena avrò letto il nuovo libro ne curerò una recensione per voi!
Buon Yoga a tutti!

*********************************************************************************

Dharmachakra viene tradotto con “ruota/veicolo del dharma” e rappresenta la sincerità del cuore. La sua mudra collega ciascuno ai desideri più profondi in modo da creare, insegnare, guarire o aiutare. Per sperimentare il valore di questo gesto è possibile sedersi in Baddha Konasana (Posizione Legata ad Angolo) o in altra posizione, e pensare a una dimensione della propria vita verso la quale si vuole indirizzare la propria energia, domandandosi “Qual è il prossimo passo?”, “Come posso cominciare?”. Porta le mani all’altezza del cuore: la punta del pollice di ciascuna mano tocca la punta dell’indice. Ora rivolgi il palmo destro verso l’esterno e quello sinistro verso l’interno, verso il petto. La punta del dito medio sinistro deve toccare leggermente l’estremità del pollice destro.



LOTUS MUDRA-Padma Mudra -Padma significa loto.
Nel Buddhismo il Fiore di Loto rappresenta l’apertura del cuore. Il fiore nasce sulla superficie dell’acqua, ma le sue radici sono immerse nel fango. Questo contrasto lo rende un simbolo di luce e bellezza che emerge dall’oscurità. Praticando la Mudra del Loto in Vrksasana (Posizione dell’Albero), con le mani tenute al centro del cuore, ci si sente legati alle proprie radici. E ci si ricorda che la più grande fonte di stabilità nella vita è un cuore consapevole. Sedersi in Padmasana (Posizione del Loto) con le mani in questa mudra significa eseguire una meditazione metta (amabile, di bontà), assistere, cioé, al risveglio del proprio cuore. Unisci le mani e fai in modo che la parte finale dei palmi, la punta del pollice e la punta del mignolo si tocchino. Tieni le dita separate e lascia che fioriscano come petali di un fiore.
Il mudra si effettua portando i palmi delle mani e le dita a contatto fra loro e separando poi indici, medi e anulari. In modo da creare uno spazio fra la nostra mano destra e la nostra mano sinistra. 
Questo spazio è ciò che accoglierà la luce del Divino, la sua Grazia e la sua Benedizione. Padma Mudra ci apre alla forza divina e ci permette di ricevere tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Padma Mudra bilancia Vata, Pitta e Kapha e stimola Prana, Apana e Vjana, dirige il respiro all'altezza del Cuore e della Gola e ha effetti riequilibranti sul sistema nervoso, immunitario e respiratorio. Padma Mudra cura il cuore e tutte le ferite della vita.


Jnana Mudra il gesto della conoscenza intuitiva
Jnana significa saggezza. Il sigillo della conoscenza. Si compie portando a contatto tra loro la punta del pollice e dell'indice a formare un anello verso l'alto. Le restanti tre dita restano unite e distese. La simbologia di questa mudra è l'essenza dello yoga: l'unione tra il piccolo e grande Sé, tra l'Atman col il Brahman. L'indice rappresenta lacoscienza umana ed il pollice la coscienza cosmica. Se il pollice va a premere sull'unghia dell'indice la mudra assume un significato di arrendevolezza alla volontà divina. Se l'indice si posizione sopra il pollice si va a rinforzare il lato egoico della persona. Un errore comune infatti nello Jnana Mudra è quello di unire pollice e indice, in realtà il pollice è SOPRA l’indice.
Nella tradizione buddhista è conosciuto come Vitarka MudraE' la mudra che viene usata maggiormente ed universalmente a sostegno della pratica e delle tecniche meditative.
La pratica regolare di questa mudrâ aiuta a stimolare la memoria, la concentrazione ed il processo di apprendimento; gli yogin affermano che parte di questi effetti sia dovuta ad un accresciuto afflusso sanguigno e ad una migliore circolazione cerebrale causata da una pratica prolungata.
Il dorso delle mani è appoggiato alla parte superiore delle ginocchia con abbandono. Così formiamo un triangolo con le braccia, che ha come vertice la testa; se la nostra colonna vertebrale sarà eretta, rappresenteremo quella tensione verso l'alto che ognuno vive, specialmente quando gli occhi sono chiusi e la concentrazione è intensa.
Un senso di calma profonda, se rimaniamo in silenzio in questa posizione qualche secondo, ci pervade e ci colma, preparandoci alla meditazione o al prânâyâma.
Jnana mudrâ ci aiuta a scendere nel nostro profondo. Le mani sono appoggiate, come abbiamo detto, sulla parte alta delle ginocchia. Pollice e indice sono uniti: l'unghia dell'indice sarà a metà del pollice, così da formare un cerchio, simbolo di unità; le altre dita sono invece unite e tese, il palmo è rivolto verso l'alto. Il pollice rappresenta il sé profondo e l'indice il nostro ego. Quando l'ego scompare e si fonde nel sé, l'essere è realizzato.
In questo gesto, l'uomo vive quella linea lontana che è l'orizzonte, che unisce in un unico afflato cielo e terra.

YONI MUDRA

L'incastro delle dita in questa pratica crea un collegamento incrociato completo delle energie da destra a sinistra e viceversa. Così come bilancia le energie del corpo, aiuta anche a bilanciare le attività degli emisferi destro e sinistro del cervello.Questo rende il corpo e la mente più stabili nella meditazione e sviluppa una maggiore concentrazione, consapevolezza e rilassamento fisico interno. Reindirizza l'energia dentro al corpo che altrimenti sarebbe dispersa. La parola yoni significa grembo o origine. Il mudra yoni invoca l'energia primordiale insita nel grembo materno o fonte di creazione. Per formare lo Yoni mudra, le mani assumono la forma a mandorla con i pollici uniti estesi verso l'alto. Le dita sono unite alle punte estese verso il basso.
Yoni è la fonte della vita e viene indicato come simbolo del potere creativo . Questa meditazione mudra , sarà effettuata utilizzando il rilassamento della mente e si concentrerà sulla creazione . Yoni mudra è il contatto con l'energia femminile e simboleggia il grembo materno ma non solo... è il contatto con l'energia femminile nell'universo e quindi anche con la Natura e la Terra e con tutti i tipi di azioni correlate a questo tipo di energia che richiedono creatività e intuizione .
Questo mudra è congeniale per le donne in gravidanza o che cercano una gravidanza e per tutti coloro che hanno bisogno di riconnettersi con il proprio centro di creazione.


(Valentina Meloni)


sabato 8 febbraio 2014

Un seme di mais (discorso ai bambini) di Thich Nhat Hanh


« Mi piace molto ascoltare la pioggia,
 è un suono bellissimo » 
(da Quando bevi il tè, stai bevendo le nuvole)   

Quando ero piccola mia mamma mi cantava sempre una nenia che diceva così:  “Un giorno un chiccolino/giocava a nascondino,/nessuno lo trovò/ed ei si addormentò.../Dormì sotto/la neve/un sonno lungo e greve,/infine si svegliò/e pianta diventò./La pianta era sottile/flessibile e gentile,/la spiga mise fuori/un esile color.../Il sole la baciava,/il vento la cullava./Di chicchi allor si empì/per il pane d'ogni dì!” 

Oggi ho ascoltato questo discorso di Thich Nhat Hanh e mi è tornata in mente, in fondo c’è un legame tra le due cose, anche mia madre da bambina mi ricordava che ero stata un piccolo seme… Ho speso un po’ di tempo oggi per trascrivere le parole di questo poeta monaco che adoro, a dire il vero sono quasi due ore, non sono stanca, in realtà è stata una della cose più belle che ho fatto nell’ultimo mese… non servono molte altre parole. Respiriamo.

Prima parte di meditazione* 


Ogni volta che andiamo in Italia, dove offriamo un ritiro per giovani e adulti, lo organizziamo a Castelfusano, non lontano da Roma, un bel parco con molti alberi e c’è un bufalo che vive nel parco. Normalmente abbiamo tra i novecento e i mille praticanti italiani che vengono al ritiro e circa cento o più bambini. In Italia ci sono sempre molti bambini, e ai bambini piace la pratica, ci sono molti adolescenti e giovani adulti, e mi piace molto fare la meditazione guidata con i bambini. Ho imparato alcune frasi italiane, me le hanno insegnate loro ed erano molto contenti. 

Un giorno ho dato un compito a casa da dare ai bambini, non il solito compito che siete abituati a fare, è un compito molto piacevole. Quella mattina sono andato al negozio di alimentari del centro e ho comprato un sacchetto di semi di granoturco, il genere di semi di granoturco che si usano per fare i pop corn, e ho distribuito a ciascun bambino, un seme di granoturco, e il compito era di portalo a casa, di piantare il seme di mais in un vaso. Anche gli adulti erano interessati al compito a casa e ognuno di loro ha chiesto un seme di granoturco per portarlo a casa e fare il compito. Fortunatamente avevo abbastanza semi di granoturco per tutti. Quello che dovreste fare è portare a casa il chicco di granoturco, metterlo in un vaso e innaffiarlo ogni giorno. Se fa ancora freddo fuori, dovete tenere il vaso dentro casa. Innaffiatelo ogni giorno e quando il chicco di grano germoglia e quindi spunta una foglia, poi due, poi tre, allora voi andate a parlare con la pianta di granoturco e dite qualcosa tipo: “mia cara pianta di granoturco, ti ricordi quando eri un minuscolo seme?” E dopo aver fatto la domanda ascoltate. La pianta di granoturco non parla inglese né italiano, ma comunque ha un suo modo di comunicare, e se siete abbastanza attenti, voi potete sentire la risposta della pianta di granoturco. E la risposta sarà: “Io un seme di granoturco? Non credo proprio!”, Voi sapete che la pianta non vi crede ma è un fatto che solo qualche settimana prima era un piccolo seme e adesso è diventata una bella pianta di granoturco verde. Voi sapete la verità, ma la pianta non lo sa. E non vuole ammettere che era un minuscolo seme di granoturco. Quindi fate del vostro meglio per dirglielo, con parole amorevoli dite: “mia cara piccola pianta di granoturco, sono io che ti ho piantato, tu eri un piccolo seme di granoturco, sono io che ti ho piantato e sono io che ti ho innaffiato ogni giorno e ti ho lavato, e a un certo punto tu hai germogliato ed è spuntata la prima foglia”. Cercate di aiutare la pianta a ricordare, potreste dire alla pianta di granoturco che quando crescerà potrà fare un fiore, potrà fare una o due pannocchie di granoturco e da un seme di granoturco potrà diventare molti grani di granoturco. 

(Devo bere un po’ di tè prima di continuare)

Se io chiedo al tè se si ricorda di quando era una nuvola nel cielo, lui potrebbe averlo dimenticato, ma il fatto è che forse diversi anni fa lui era una nuvola nel cielo, è diventata pioggia e adesso tè. Quando mediti puoi vedere le cose e puoi aiutare le persone a capire, perché potrebbero averlo dimenticato, il fatto è che tu sei un ragazzino o una ragazzina, e anche tu hai avuto inizio come la piccola pianta di granoturco, eri un minuscolo seme, molto più piccolo di un seme di granoturco. Ci credi? Tuo padre e tua madre ti hanno piantato come un seme nel grembo di tua madre, tu eri un seme molto molto piccolo, ma sei cresciuto molto in fretta, da una cellula sei diventato molte cellule e poi hai moltiplicato ancora le cellule, per formare il tuo corpo… ma tu non lo ricordi. Hai bisogno di uno scienziato, di un biologo che te lo dica, che all’inizio tu eri un piccolo seme di granoturco, ah no di essere umano! E anche se tu non lo sai, il fatto è che tu sei una continuazione di tuo padre, come il tè è una continuazione della nuvola. Siete d’accordo con me che il tè nel bicchiere è la continuazione della nuvola nel cielo? Sì c’è un legame molto stretto tra il tè e la nuvola. La nuvola di ieri può diventare il tè di oggi, e quando io bevo il tè, sto bevendo la nuvola. E anche a voi potrebbe piacere bere le nuvole. La prossima volta che bevete il tè, guardate in profondo nel tè e vedrete che il tè è la continuazione di una nuvola, la nuvola è nel tè e con la meditazione possiamo vedere cose come questa. Quindi quando voi contemplate la bellezza dello stelo di granoturco, non vedete più il seme, vedete solo la pianta, ma questo non vuol dire che il seme è morto, no! Il seme di granoturco non è morto, è diventato una pianta di granoturco, e una pianta di granoturco, è la continuazione di un seme di granoturco! E se tu sei un bravo praticante di meditazione, quando guardi una pianta di granoturco, puoi ancora vedere il seme di granoturco. Il seme di granoturco non ha lo stesso aspetto, lo stesso tipo di forma, ha acquistato una nuova forma, è come il tè, il tè è una nuvola ma la nuvola non è morta, la nuvola è diventata il tè, ha solo preso un’altra forma che è il tè. 

Quindi la meditazione è così, molti bambini hanno praticato, hanno portato a casa il seme di granoturco, l’hanno piantato nel vaso e innaffiato, hanno aspettato e quando la pianta di granoturco aveva tre foglie, sono andati a parlare con la pianta di granoturco e gli hanno posto quella domanda e hanno provato a spiegare alla pianta di granoturco che cosa era accaduto e molti bambini hanno persino fatto molte foto del loro vaso, loro hanno fatto il loro compito molto bene e si sono divertiti… 

Quindi il fatto è che noi vediamo le cose morire ma esse non muoiono propriamente, continuano in qualche modo, con altre forme, sapete che è impossibile che una nuvola muoia, morire vuol dire che da qualcosa si diventa niente, ma è impossibile per una nuvola diventare niente… Una nuvola può diventare pioggia, o neve o ghiaccio, ma mai diventare niente, una nuvola non può morire mai… Può diventare qualcosa come il tè, come il gelato ma non il nulla. Quindi se voi avete qualcuno che pensate che ormai è morto, guardatelo ancora: quella persona non è morta, non dovete piangere troppo, è impossibile per lui o lei morire, è ancora là da qualche parte, e se siete attenti potete riconoscerla in una nuova forma, forse più bella di prima, e questo è ciò che la meditazione ci può aiutare a vedere, e così voi siete liberi dal dolore, dall’afflizione, dalla tristezza. Questo è l’insegnamento del Buddha: niente muore. Il chicco di granoturco non può morire, la nuvole in cielo non muore, essi continuano sempre in altre forme.


(Thich Nhat Hanh, Giovedì 8 settembre 2011, Deer Park , California, dal secondo discorso)



*Meditazione:

Inspirando io invito mio padre a inspirare con me, mio padre è in me. Di solito pensiamo che nostro padre è fuori di noi, ma di fatto nostro padre è anche dentro di noi, nostro padre è presente in ogni cellula del nostro corpo. Nostro padre è realmente con noi. Quindi quando inspiro io invito mio padre in me a godere dell’inspirare con me. E quando espiro io vedo mio padre che espira con me. Io inspiro con i miei polmoni, e questi polmoni sono anche quelli di mio padre, mio padre ha trasmesso i miei polmoni a me. Quindi padre e figlio, padre e figlia, godono del loro inspirare insieme, padre e figlio, padre e figlia, godono del loro espirare insieme. E questo è molto bello. Inspirando mi sento così leggero, papà ti sentivi anche tu leggero come me? Espirando mi sento così libero, papà ti sentivi anche tu altrettanto libero?

Inspirando io invito mia madre che è in me, ad inspirare con me, so che anche lei è dentro di me, espirando io invito mia madre che è in me, ad espirare con me. Madre e figlio godono dell’inspirare, madre e figlia godono dell’espirare.

Inspirando mi sento così leggero, mamma ti senti anche tu leggera come me? Espirando mi sento così libero, mamma ti senti anche tu libera come me mentre espiro?

Inspirando io invito il Buddha che è in me, a godere dell’inspirare con me, espirando io invito il Buddha in me, a godere dell’espirare con me. Io e il Buddha godiamo dell’inspirare, io e il Buddha godiamo dell’espirare.

Inspirando io invito Gesù che è in me, a godere dell’inspirare con me, espirando io invito Gesù in me, a godere dell’espirare con me. Io e Gesù godiamo dell’inspirare, io e Gesù godiamo dell’espirare.


(Valentina Meloni)